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Dai gol di Immobile alle magie infinite di Djokovic e Brignone

Dai gol di Immobile alle magie infinite di Djokovic e Brignone

Altra stecca di Mazzarri (11 gol presi in 2 partite) che rischia l’esonero Che bravo Juric: altro che squadra-materasso il suo Verona...

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IMMOBILE (CALCIATORE)

10 Si dice che da piccolo, nel salotto di casa, mettesse in porta il fratello Luigi tra due divani: e via con delle cannonate che facevano anche danni in casa. Non ha più smesso Ciro Immobile. Ha continuato a segnare e a far danni (alle difese avversarie) ovunque. Con la doppietta di ieri ha raggiunto quota 25 reti (in 21 partite) e sta trascinando la Lazio per mano verso vette imprevedibili. Per la gioia di Inzaghino e Lotito.

DJOKOVIC (tennis)

9 L’uomo che beve solo acqua calda («l’acqua fredda rallenta la digestione e allontana il sangue da dove vorrei che sia nei miei muscoli») butta giù tutto d’un sorso gli Australian Open. Per Djokovic si tratta dell'ottava affermazione a Melbourne, dove non ha mai perso in finale, e la 17a a livello di Slam. Djokovic avvicina così Roger Federer (20) e Rafa Nadal (19) in quanto a Major in bacheca.

BRIGNONE (SCI)

8 Siamo a un passo dalla storia. Federica Brignone vince anche a Sochi e sale a 14 successi in Coppa del Mondo: adesso è la terza sciatrice italiana di sempre, alle spalle di Isolde Kostner (15) e Deborah Compagnoni (16). Chissà che le ha dato i primi insegnamenti: sua mamma è Ninna Quario, ex sciatrice di alto livello, che fra gli

JURIC (ALLENATORE VERONA)

7 Questa estate, durante le aste del Fantacalcio, calava un silenzio tombale ogni volta che usciva fuori un giocatore del Verona. Amrabat chi? Verre quello del Perugia in B? Ma Rrahmani dove giocava? E così via, fino a Ivan Juric che per tutti era solo quello cacciato due volte dal Genoa. E invece il Verona, dato da tutti come retrocessa sicura gioca, fa risultato, raccoglie applausi. E la classifica è da stropicciarsi gli occhi.

PADELLI (INTER)

6 Gli avessero fatto pagare il biglietto ogni volta che è entrato col pullman dell’Inter senza giocare, si sarebbe bruciato qualche migliaio di euro. Daniele Padelli ha aspettato la sua occasione: è all’Inter da luglio 2017 ma non aveva mai giocato in campionato (solo 2 presenze in Coppa Italia) oscurato da super-Handa. Ieri l’esordio, la vittoria e la porta che resta imbattuta. Cosa chiedere di più?

LEAO (MILAN)

5 Sembra un bambino al parco che gioca a pallone, poi si gira e non vede più la mamma. Senza Ibra al suo fianco, Rafael Leao torna a vagare per il campo come quando si metteva a fianco (o al posto) di Piatek. Ma non è solo un problema suo. È tutto il Milan che senza Ibrahimovic perde la luce, non tanto da un punto di vista tecnico (lo svedese non è quello di 10 anni fa) ma sopratutto morale. Pioli farà bene a conservarlo con cura.

MANCINI (ROMA)

4 Simbolo di una difesa della Roma che sembra un groviera e riporta ai tempi di Zdenek Zeman. Il pareggio nel derby con la Lazio era figlio di compattezza nei reparti, stavolta il reparto arretrato viene asfaltato da Caputo, Berardi e Boga, bravi giocatori ma non certo fenomeni. Mancini, ragazzo di grande personalità, ha commesso errori da scuola calcio. Ma anche la filosofia di Paulo Fonseca sembra aver bisogno di tempo per essere digerita.

GUARDIOLA (MANCHESTER CITY)

3 Se ne va nello spogliatoio a testa bassa, mentre lì vicino Mourinho lo segue con lo sguardo di chi si è preso il trono. Almeno per una domenica. Anche perché è la sesta volta che Mou batte Pep. La sconfitta del City contro il Tottenham lascia il segno perché (se ancora qualcuno aveva dubbi) è la resa definitiva dei campioni, sprofondati adesso addirittura a meno 22 dal Liverpool. Non era questa la stagione che immaginava Guardiola.

COMMISSO-NEDVED (dirigenti fiorentina-juve)

2 Avremmo preferito un botta e risposta sul campo, tipo tra Ronaldo e Chiesa. Juve-Fiorentina non aveva bisogno di altri eccessi, di altri veleni, ce ne portiamo dietro sin troppi dal passato. Il «Commisso deve prendersi una tazza di te» di Nedved, rispedito poi al mittente da Commisso, è una bibita fredda che gela tutti i bei discorsi dei dirigenti sul fairplay. E la sensazione è che questo scontro dialettico si porterà dietro altri strascichi.

ITALIA AL 6 NAZIONI RUGBY

1 Sarà anche lo “sport nobile” per eccellenza. Quello del terzo-tempo e degli abbracci. Ma qui il confine tra “miseria e nobiltà” inizia ad essere troppo sottile. La nuova Italrugby di Smith e Bigi non cambia il percorso della storia e a Cardiff incassa la 23esima sconfitta consecutiva. Numeri neri: 5 mete a zero, 21 punti subìti nel primo tempo e altrettanti nella ripresa. Più che un 6 Nazioni, sembra un 5+1. E infatti fare punti sarà come vincere al Superenalotto

MAZZARRI (TORINO)

0 Lo conosciamo, Walter Mazzarri è un perfezionista. Quasi maniacale quando prepara una partita. Non esiste che una sua squadra prenda 11 gol in una settimana, 7 dall’Atalanta e 4 dal Lecce. Significa che ci sono problemi grossi alle fondamenta. Di solito il Toro aveva sempre reagito dopo uno schiaffo, stavolta ne ha preso un altro. E ora l’avventura di Mazzarri potrebbe essere al capolinea, con Cairo che sta pensando all’esonero.

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