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Boni: le sfide con quel ragazzino quanta emozione quando mi citò...
«Aveva 12 anni, era bravissimo: io lo stoppavo e lui rideva... Quando lessi che si ricordava di me fu davvero bello. Notizia tristissima, per me era immortale»
LORENZO MEI
C’è una foto che circola in queste ore in cui ognuno pesca ricordi personali dalla memoria, che disegna una specie di triangolo del basket, che va da Pistoia a Montecatini, fino a Los Angeles. Nell’immagine si vede un campo all'aperto, Mario Boni che tira a canestro come dimostratore al camp di Cutigliano, sulla montagna pistoiese, e un Kobe Bryant bambino che lo guarda ammirato con il pallone in mano. Qualche anno fa in un’intervista, a Black Mamba chiesero quali fossero i giocatori italiani più forti di cui si ricordava, e lui citò due nomi: Alessandro Fantozzi e, appunto, Mario Boni, che con la maglia di Montecatini era avversario di suo padre Joe, micidiale realizzatore dell'Olimpia Pistoia, nei derby del Serravalle. «Rimasi molto colpito quando lo lessi – ricorda Boni – naturalmente fu un’emozione pensare che un campione di quel livello parlasse di me dopo tanti anni. Del resto me lo ricordo benissimo al camp, era un dodicenne molto simpatico e vivace, sempre entusiasta. Era attentissimo, si impegnava al massimo negli esercizi, e a fine giornata mi chiedeva sempre di fare uno contro uno. Lo presi in simpatia, e facevo sul serio quando mi sfidava, così ogni tanto lo stoppavo, e poi scoppiavamo a ridere». Anche da bambino si capiva che aveva un futuro nella pallacanestro: «Aveva queste braccia lunghissime, e si vedeva che era molto bravo. Non avevo dubbi sul fatto che sarebbe diventato un giocatore, ma certamente non potevo immaginare che sarebbe stato uno dei più forti in assoluto. Ho anche il ricordo del torneo Piattelli, con questo ragazzino in campo nella squadra del babbo che a un certo punto comincia a segnare da tre a ripetizione». Boni, come tutti gli appassionati di pallacanestro, è rimasto scioccato: «Qui siamo di fronte a un evento come la morte di Senna, Kobe era uno di quei campioni che restano immortali, ma la notizia è tristissima». —
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