Il presidio
Nessuno in Europa segna quanto la Dea e lo sci ora siamo noi
Il riscatto di Nainggolan, il nervosismo di Lautaro e dell’Inter Fognini si ferma a un passo dal sogno e la pallanuoto è un flop. Da 0 a 10 ecco i nostri voti al weekend sportivo
10. Atalanta (Serie A) Un dato per tutti nessuno, in Europa, ha segnato quanto la Dea: 57 gol, un’enor mità. Il Gasp ci riporta magicamente agli anni Cinquanta, quando il calcio era attaccare, senza sosta, fino alla fine, senza remore, con rispetto per l’avversario ma con un occhio al pallottoliere. Al netto di qualche distrazione (logica), quella costruita a Zingonia è una macchina perfetta di scambi, triangoli, tecnica, posizione, sovrapposizioni. Un inno al calcio.
9. Bassino-Brignone (Sci femminile) Siamo tornati valanga, per adesso rosa: è ufficiale. Continuiamo a piazzare atlete sul podio di Coppa del Mondo con impressionante continuità, adesso siamo la migliore squadra al mondo senza alcun dubbio. Merito dei tecnici, della federazione e di queste ragazze incredibili: non solo Bassino e Brignone, le due punte dell’iceberg, ma anche la Curtoni che ha strappato la sua prima vittoria. Che brave.
8. Ibrahimovic-Rebic (Milan) E’ vero, Zlatan a Brescia si è mangiato un gol che nemmeno un dopolavorista al sabato mattina. Ma il suo impatto sul pianeta Milan è stato comunque devastante: dalla zona (quasi) pericolosa all’Europa che si avvicina, grazie al colosso dai piedi di zucchero. Che ha avuto un altro, enorme merito: far crescere gli altri, vedi Ante Rebic. Da oggetto misterioso a uomo decisivo.
7. Nainggolan (Cagliari) Inutile negarlo: con l’Inter si è lasciato a male parole, perchè il progetto di Antonio Conte non prevedeva la garra, la tecnica e anche la personalità abbastanza debordante del Ninja. Lui, anche per motivi familiari, è ripartito da Ccagliari, e uno dei segreti della grande stagione dei sardi è proprio lui, il belga. Che si è riservato un gol per le occasioni speciali, ovvero il match di San Siro. Come uno champagne di marca.
6. Dragowski (Fiorentina) Firenze gli eriga un monumento equestre in una piazza centrale: senza le manone del portiere polacco, la Viola non avrebbe salvato la pelle contro il Genoa, interrompendo così un momento aureo seguito all’arrivo di Beppe Iachini. Interprete del ruolo non troppo celebrato, mai troppo spettacolare tra i pali ma dal grande senso della posizione e dalle gambe di ferro. Sta crescendo e maturando gara dopo gara.
5. Fabio Fognini (Tennis) Si dirà: ma sì, dopotutto agli ottavi di uno Slam ci è arrivato, e ne conveniamo. Ma Fabio fa anche un pò rabbia ai suoi tifosi: perchè si ferma sempre alle porte del sogno, gli manca sempre un centesimo per fare una lira. Insomma, quando deve far valere la propria superiorità tecnica, si perde. Sandgren, che non a caso di nome fa Tennys, è forte sul veloce ma era pur sempre numero 100 del mondo. Come non detto, i quarti restano chimera.
4. Lautaro Martinez (Inter) Un finale di partita ad altissima tensione. Nervosismo scatenato dal rosso diretto nel recupero a Lautaro Martinez che protesta con veemenza, andando faccia a faccia con il direttore di gara, per un fallo a favore non fischiato e ora rischia la squalifica anche per il derby. Conte se ne va infuriato, non è un bel momento in casa nerazzurra. Magari l’arrivo, previsto per oggi, di Christian Eriksen addolcirà la pillola.
3. Semplici e Corini (Spal e Brescia) Premessa: stiamo parlando di due ottimi allenatori, gente di provincia, sani valori e calcio arrembante. Ma per salvarsi l’impressione è che ci voglia altro. Ok, le rose non sono il massimo della vita ma è l’atteggiamento che a volte non è quello giusto: le Rondinelle hanno sprecato molto e poi si sono suicidate contro il Milan, gli estensi si sono consegnati al Bologna con una lunga serie di errori difensivi. La B è a un passo.
2. Pallanuoto (uomini e donne) Diciamolo subito: siamo stati abituati bene, benissimo sul fronte del waterpolo, medaglie mondiali e Olimpiche, trionfi assortiti. E così il doppio flop di Settebello e Setterosa all’Europeo di Buidapest ha fatto rumore. Per le ragazze c’è l’attenuante del virus che ha messo ko mezza squadra, per i ragazzi di Campagna soltanto un passaggio a vuoto, che dovrà essere riscattato l’anno prossimo a Tokyo.
1. Strakosha-Lopex (portieri) Due topiche abbastanza clamorose sul palcoscenico più importante, quello del derby. Ma se il portiere della Lazio sbaglia il tempo dell’uscita, permettendo a Dzeko il colpo di nuca vincente, quello della Roma la combina davvero grossa: la palla che scende, lo spagnolo poteva fare di tutto, bloccarla, deviarla in angolo, invece la alza tipo pallavolo, consentendo ad Acerbi la zampata vincente. Va bene la tensione, ma il troppo è troppo.
0. Cairo-Mazzarri (Torino) Un disastro che, per i tifosi, rappresenta anche uno schiaffo a una storia che resta lì, immanente, monito perenne per giocatori, tecnici e dirigenti. Prenderne sette in casa, senza reagire e soprattutto perdendo piano piano la testa, finendo con espulsioni figlie di vendette personali e falli di frustrazione, non è un bello spot per il calcio. Forse la squadra non è stata costruita così bene come sembrava.
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