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Teheran, tutti in piazza per Stramaccioni «E’ il nostro leader» Ma lui se n’è andato...
TEHERAN. L'incubo di Andrea Stramaccioni è finito. Di allenatori che chiudono in anticipo la loro avventura calcistica ne esistono in ogni angolo del mondo, anche con la squadra al primo posto come per l'Esteghlal del tecnico ex Inter. Ma se tutto avviene a Teheran, a un italiano viene impedito di lasciare la Repubblica Islamica dell'Iran e quando poi il contratto è rotto la gente scende in piazza e grida contro il ministero dello sport, il contesto cambia. E spinge il ministero degli esteri di Teheran a contattare l'ambasciata italiana, per calmare le acque nei giorni in cui l'Iran è scosso da altre rivolte. «Sono molto amareggiato: nessuno voleva finisse così», dice Stramaccioni al rientro a Roma. «L'affetto della gente di Teheran mi rimane nel cuore: trattandosi di una società statale la situazione è diventata anche politica e questo dispiace, perché il calcio deve essere soltanto gioia. Ripeto noi, anche grazie all'aiuto dell'ambasciata, abbiamo fatto il possibile». Parole che provano a gettare l'acqua sul fuoco, mentre a centinaia i tifosi si erano radunati sotto il ministero dello sport proprietario del club gridando “Stramaccioni è il nostro leader” e con foto del tecnico romano. —
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