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Ciro serial bomber, Mancio gongola Lautaro Martinez, il volto bello del gol

Ciro serial bomber, Mancio gongola Lautaro Martinez, il volto bello del gol

Bassino e Brignone, torna la valanga rosa. Leclerc, podio per ripartire. Hernandez, la rete della svolta. E che bravo Valoti

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10 IMMOBILE (LAZIO)

Diciassette gol in 14 partite, una media da anni Cinquanta quando Nordahl e Lorenzi vendemmiavano ogni settimana. A questo ritmo, potrebbe sbriciolare il record delle 36 reti dell’Higuain napoletano. Una furia, una grande notizia per Simone Inzaghi e soprattutto per Mancini, che in ottica Euro 2020 potrebbe trovarsi a disposizione davvero un crac. Ciro il grande, anzi grandissimo.

9 BASSINO-BRIGNONE (AZZURRE DI SCI)

Bisognava andare agli antipodi, in Nuova Zelanda (eh sì, si scia anche laggiù) per ritrovare contorni e suggestioni della valanga rosa. Merito di Marta Bassino, piemontese, e della figlia d’arte Federica Brignone, lombarda, autrici di una gara pressochè perfetta tra i pali larghi. Stavolta Shiffrin e compagnia hanno potuto soltanto applaudire.

8 LAUTARO MARTINEZ (INTER)

I numeri di questo ragazzo fanno davvero spavento. L’Inter capolista ha il volto giovane e sempre un pò (troppo) serioso di questo argentino brevilineo e micidiale nel prendere il tempo agli avversari. Due gol diversi, un repertorio sconfinato, e i sigilli in stagione sono già tredici: 8 in campionato e 5 in Europa. Scusate se è poco...

7 THEO HERNANDEZ (MILAN)

Non è un caso: la rete che riporta il Milan a pelo d’acqua, dopo un infinito periodo di apnea, lo realizza il miglior acquisto della freschissima era Maldini-Boban. Una puntatina maligna di sinistro, che a una manciata di minuti dalla fine toglie dalle spalle di Pioli tutta la pressione di questo mondo. Un esterno moderno, Theo, che il mondo rossonero adesso si coccola.

6 CHARLES LECLERC (FERRARI)

Stavolta il ragazzo monegasco, che ha stoffa e carattere, trasforma la rabbia delle qualifiche (e non è la prima volta...) in sana voglia di combattere. Un terzo posto che in sè non scalda più di tanto i cuori della gente che ama la Rossa, ma può essere un punto di partenza per l’anno prossimo. Chiude bene la stagione della consacrazione.

5 MATTIA VALOTI (SPAL)

Se quel gol lo avesse fatto Ronaldo o Lukaku si sarebbero scatenati gli storici del calcio: lo slalom del centrocampista della Spal è un manifesto della tecnica e della potenza abbinata al controllo. Farlo a San Siro, poi, davanti a sessantamila e a una difesa considerata la migliore del campionato, non è da poco. Anche se non serve a fare festa,

4 KRZYSZTOF PIATEK (MILAN)

Pioli, faticosamente, sta cercando di trovare il cuore, l’anima e la quadratura del Milan. Missione compiuta a metà: se dietro la squadra ha trovato una certa solidità, il gol resta un mistero gaudioso. E l’aspetto che salta subito all’occhio è l’involuzione dell’attaccante polacco, il cugino sfortunato del grande fromboliere ammirato al Genoa e l’anno scorso in rossonero.

3 MATTHIJS DE LIGT (JUVENTUS)

Ci risiamo? Beh, le montagne russe di rendimento potrebbero essere fisiologiche per un ventenne, ma non vengono perdonate ai predestinati. Certo, lo sgorbio sul gol di Caputo e qualche altra follia in fase di appoggio non possono passare sotto silenzio, specialmente dopo la sontuosa prestazione contro l’Atletico Madrid.

2 GIANLUIGI BUFFON (JUVENTUS)

Beh, non è facile combattere la ruggine a 41 anni, quando il fisico ti presenta il conto. Gigi cade in un errore che tecnicamente, è chiaro, non ha nulla a che fare con la storia di una carriera leggendaria: sul tiretto di Caputo sbaglia il tempo e la palla, beffarda, gli rotola alle spalle. Sotto sotto, però, si è consolato vedendo dall’altra parte un ragazzo del 2021 fare prodigi.

1 THIAGO MOTTA (GENOA)

L’ex regista di Inter e Psg ha capito come vanno mediaticamente le cose da noi: scherma la squadra, l’assolve, la protegge, spiega che prende pali e traverse e che gli altri fanno gol nell’unica azione offensiva vera e propria: tutto vero, a guardare Genoa-Torino. Ma Marassi fischia, la classifica piange lacrime amare e Preziosi...valuta.

0 MASSIMO CELLINO (BRESCIA)

Ovvero, raramente la fretta paga, nel calcio come nella vita. Il vulcanico presidente del Brescia giurava eterno amore a Corini, e gli ha messo a disposizione una squadra niente male. Per poi, dopo alcune sconfitte, cacciare il suo pupillo per mettere sulla graticola Fabio Grosso, che infatti si è ben presto bruciato. E ora potrebbe richiamare Corini. Pazienza, questa sconosciuta.

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