Viola in castigo: ce li mette il fiorentino Di Carmine
Il Verona ha meritato il successo, giornata no per gli uomini di Montella (per ora la posizione del mister non appare a rischio)
verona. È finita tra i fischi dei 4000 tifosi viola che hanno macinato chilometri sfidando freddo e pioggia con la speranza di vedere la Fiorentina risorgere dopo la disfatta di Cagliari. Invece l'auspicato riscatto non c'è stato, al suo posto è arrivata un'altra sconfitta, la seconda di fila, la terza nelle ultime 5 partite, rimediata contro un avversario che pure in questa occasione ha mostrato di meritare perché con un'idea di gioco, perché fisicamente pronto e tatticamente meglio preparato, perché dotato di maggior carattere. Il Verona insomma non ha rubato nulla confermando tutto il bene detto finora nei suoi riguardi e lo dimostra la sua eccellente classifica, con tanto di sorpasso sulla stessa Fiorentina e ben 18 punti in saccoccia. Ironia del destino, ad affondare i viola è stato un ex e per giunta pure fiorentino di nascita, il 31enne Samuele Di Carmine, maglia numero 10, che mai prima di ieri aveva segnato in Serie A.... Protagonista assoluto con la rete che nella ripresa ha deciso il match cogliendo in colpevole ritardo tutta la difesa avversaria, e anche nell'episodio che dopo soli 2' ha fatto uscire dal campo capitan Pezzella colpito da una gomitata dello stesso Di Carmine allo zigomo destro, lo stesso fratturato lo scorso maggio contro l'Empoli (dopo gli accertamenti già effettuati l'argentino nei prossimi giorni verrà operato per ridurre la frattura zigomatico-orbito-mascellare). Una perdita importante che è andata a sommarsi a quelle degli squalificati Pulgar e Castrovilli e dell'acciaccato Chiesa (sofferente da tempo di pubalgia) partito in panchina e lì rimasto per tutta la gara. Comunque se una rondine non fa primavera, lo stesso concetto va applicato al calcio:un giocatore non può riuscire da solo a ribaltare il destino di un match, figurarsi - come è stato ieri a Verona - quando la propria squadra fatica a fare gioco, ad attaccare, a difendersi, a dimostrare personalità ed anima. È come se dopo il crollo di Cagliari la Fiorentina avesse perso fiducia e certezze, tanto che neppure il rientro dopo tre turni di squalifica di Ribéry è servito a dare la scossa sperata dal club e dai tifosi. Sia chiaro, il campione francese è stato fra i pochissimi a salvarsi e a lanciare qualche lampo insieme a Dragowski - decisivo nell'evitare che il ko fosse più rotondo - e in parte a Vlahovic cui va data pure l'attenuante dell'età e dell'essere stato lasciato troppo isolato. La domanda che serpeggia adesso nell'ambiente viola e non solo è: cosa accadrà? Al momento, stando alle dichiarazioni di ieri del ds Pradè, la posizione di Montella non appare a rischio anche se la delusione dentro e fuori dal club è palpabile. —
Brunella Ciullini
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