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RUGBY: I MONDIALI 

Sudafrica, il mondo è tuo E Kolisi può scrivere la storia

Alessandro Cecioni
Sudafrica, il mondo è tuo E Kolisi può scrivere la storia

Trionfo degli Springbooks (32-12) in finale contro un’Inghilterra spenta E un capitano di colore alza la Coppa per la prima volta: un paese in festa 

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Ha vinto il Sudafrica di Kolisi, il primo capitano nero ad alzare la Coppa del mondo, ha vinto la squadra con le migliori capacità difensive, ma anche con l’ala più piccola e più scattante del mondiale, Cheslin Kolbe. Ha vinto un paese che come nella coppa vinta nel 1995, quella di Invictus, aveva bisogno di questa vittoria per riconciliarsi e ripartire. Terza coppa del mondo in tre finali giocate, 1995, 2007, 2019, una ogni 12 anni. Con l’Inghilterra è finita 32-12, due mete (Mapimpi e Kolbe) a zero. E’ bello cominciare dalla fine, 73’ minuto, Kolbe riceve un pallone recuperato pressando gli inglesi, con una finta elude il placcaggio di Farrell e vola in meta. La telecamera cerca in tribuna François Pienaar, il capitano che nel 1995 alzò la coppa a Johannesburg con Mandela al suo fianco. Eccolo l’uomo che guidò gli Springboks fuori dall’Apartheid, sta saltando come un pazzo, abbraccia tutti perché è la meta che chiude l’incontro, che taglia le gambe all’Inghilterra, che la relega nel ruolo di eterna seconda (tre finali perse su quattro). Kolisi, piange quando gli consegnano la medaglia e ancora quando alza la Webb Ellis Cup al cielo, lui che nel 2007 era al bar a vedere la finale perché non aveva la televisione nella baracca dove viveva. Giocava con i mattoni invece del pallone e il rugby è stata la sua strada al successo. “Sì mi ha dato la possibilità di essere qui stasera e di essere qualcuno nella vita”, dice accarezzando la coppa in sala stampa. Rassie Erasmus, l’allenatore dei Boks, al suo fianco annuisce. “Dietro a noi c’era tutto un paese, sui nostri canali social sono arrivati per mesi incitamenti, foto, messaggi d’affetto. ‘Bravi – dicevano – vi stiamo guardando facendo il barbecue. State facendo bene abbiamo fiducia in voi’. E’ stato un progetto collettivo, sentivamo la forza di tutti quelli che ci seguivano. Lo diceva anche il nostro motto del mondiale: ‘Stronger together (Più forti insieme)’. Partita perfetta quella del Sudafrica che fa agli inglesi quello che loro avevano fatto agli All Blacks: difesa arrembante, togliere il tempo di pensare, costringere all’errore e punirli con i piazzati di Pollard (suoi 22 punti, recordman del mondiale con 69). A tutto questo aggiungi una mischia chiusa vincente e dominante e per Farrell e compagni non ci sono palloni. Anzi, quei pochi vengono sprecati, gettati in terra. “La mischia ha lavorato bene – dice ancora Rassie Erasmus – ma non scordiamoci che l’Inghilterra ha perso subito Sinckler il suo pilone destro”. Eddie Jones, allenatore dell’Inghilterra due finali perse su tre in carriera (ha vinto guidando, da secondo, il Sudafrica e perso con Inghilterra e Australia) non è d’accordo: “In campo hai 23 ragazzi, se uno si fa male devi saper gestire la partita. Il fatto è che il Sudafrica è stato troppo forte per noi stasera, loro hanno colto tutte le opportunità che hanno avuto e noi no”.

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