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l’ex marco giovannetti 

«Al primo posto il denaro poi le sponsorizzazioni, la parte tecnica conta meno»

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MONTECARLO. Se c'è una persona in grado di dare un giudizio approfondito e competente sul Giro d'Italia senza Toscana, questi è Marco Giovannetti. Milanese di nascita, toscano d'adozione (vive a Montecarlo sulle colline lucchesi con la sua bella famiglia), nella storia del ciclismo non è certo passato inosservato: vincitore della medaglia d'oro nella cronosquadre alle Olimpiadi di Los Angeles 1984, di grandi classiche dilettantistiche come il Giro del Casentino, il GP Cuoiopelli, il GP Del Rosso e la Coppa del Mobilio, non meno significativo è stato il suo curriculum da professionista che annovera, tra gli altri, la Vuelta di Spagna 1990 e il campionato italiano 1992. Al suo attivo 10 Giri d'Italia, con un podio finale (terzo) nel 1990 e ben sette piazzamenti tra i primi otto della classifica generale. Nello staff del Giro d'Italia Giovannetti ha rivestito l'incarico di addetto alle partenze nel 2009, l'anno del successo del russo Denis Menchov, come lui stesso ricorda: «Sono già passati 10 anni ma rammento tuttora quell'esperienza, per me non particolarmente positiva. Tuttavia in quell'occasione ho capito perfettamente quali fossero le gerarchie organizzative al Giro. Al primo posto c'è la frenetica ricerca dei soldi per gli arrivi e le partenze di tappa, al secondo gli addetti alla raccolta pubblicitaria a caccia di sponsor interessati e al terzo ed ultimo posto figura – e mi spiace dirlo – la parte tecnica, quella che secondo me sarebbe invece la più importante. Questa classifica personale che ho stilato spiega perché il Giro non toccherà la Toscana il prossimo anno, dopo il contentino avuto nel 2019 con una tappa vera e una partenza. Il motivo è che dalle nostre parti di soldi ce ne sono sempre meno, quindi i collettori di denaro si dirigono sempre più lontano, il prossimo anno in Ungheria e magari in futuro ritenteranno di approdare a New York. È impossibile accontentare tutti, ma la Toscana resta una regione all'avanguardia in quanto a passione e livello tecnico nel ciclismo; da noi il Giro è sempre una festa popolare e perciò non si dovrebbe essere messi in secondo piano, come purtroppo sta accadendo». —



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