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Buon mezzo secolo, Signore degli Anelli. «Lottavo per l’oro. Ora per i valori dello sport»
Un appello ai ragazzi: «Fare una disciplina aiuta a crescere. Fa bene al fisico e abitua a rispettare le regole»
Il Signore degli anelli compie 50 anni. «Grazie per gli auguri ma non cambia niente». È sempre lo stesso con tanti impegni e un carattere forte che lo ha fatto conoscere al mondo con quell'esercizio alle Olimpiadi di Atlanta che gli è valso una medaglia d'oro, ma che è ancora uno dei video più visti e di esempio non solo per chi fa sport.
Jury Chechi continua a volteggiare sempre e la sua “croce”, l'esercizio più famoso agli anelli, che alle 6 del mattino del 29 luglio 1996 lo ha trasformato in un capolavoro, è indimenticabile per tutti i tifosi italiani.
«È uno degli esercizi più antichi. Mi viene con naturalezza, con facilità. Questo mi ha anche differenziato dagli altri ginnasti che quando fanno la croce mostrano una grande fatica sul loro volto - spiega Chechi -. Io l’ho eseguita in maniera molto serena, senza mostrare troppa fatica, che c’era naturalmente, dando così una buona impressione alla giuria. Questo mi ha aiutato molto per il punteggio».
Da piccolino non manifesta doti fisiche particolarmente importanti, ma la sorella più grande frequenta la Ginnastica Etruria e così anche lui decide di andare ad allenarsi in via Santa Caterina. I genitori, con quegli occhi che solo un padre e una madre hanno verso il proprio figlio, scorgono un potenziale nascosto e assecondano la volontà del figlio.
Ora il piccolo (166 cm), grande e immenso Jury entra nel mondo dei “grandi”, infatti compie 50 anni (11 ottobre 1969). Il Signore degli Anelli è il più grande ginnasta che l’Italia abbia mai avuto, l’angelo che ci ha fatto sognare, gioire, soffrire e amare la ginnastica, in fondo per noi non ha età.
Resta il ragazzo di 26 anni che vinse l’oro olimpico ad Atlanta nel 1996, e il bronzo, con una prova capolavoro nel finale, ad Atene 2004; quel campione dei mille mondiali conquistati e dall’animo nobile, con schiettezza e sensibilità, sempre e ovunque.
Solo sette mesi fa al Centro Pecci e poi invitato da Fabio Fazio, Jury metteva all’asta i suoi cimeli per aiutare la palestra di quando era bambino, l’Etruria di Prato. «Poter entrare dentro la palestra e vedere la luce - dice Chechi - è stato davvero bello e l'ho fatto con grande passione perché lì ci sono tanti ricordi e tanta mia infanzia» .
Alla fine l’Etruria non ha chiuso e una fondazione internazionale si è schierata al fianco dell’atleta per aiutarlo a tenere i suoi trofei. Un’altra vittoria, questa volta lontano dagli attrezzi per dare una chance ad altri ragazzi come lui che avevano un sogno.
Come lui nessuno mai. Juri per sempre, ieri, domani e poi ancora. Lui italianissimo con un nome che niente ha d'italiano: il padre ammirava l'astronauta Gagarin e così lo chiamò Jury. Concepito prima che Armstrong saltellasse sulla luna, nato appena tre mesi dopo. Le stelle nel suo destino, soprattutto gli Anelli.
Era un ginnasta completo il piccolo Jury, poi un tendine d’achille troppo debole lo costrinse a diventare un fuoriclasse solo nella specialità degli anelli. E nell’aria, volteggiando senza esitazioni, è diventato il ginnasta perfetto. Ha provato a diventare dirigente sportivo ma per il suo carattere per ora non ha avuto un seguito ma continua a decidere da solo con una grande passione.
«Lo sport è una grande opportunità e il mio sogno era quello di conquistare una medaglia olimpica e alla fine ne ho conquistate due - spiega Chechi -. A tutti i livelli, comunque, penso che lo sport sia importante per tutte le età, per stare meglio sia dal lato fisico che dal lato mentale. In Italia bisogna cambiare regime soprattutto tra i giovani: proprio in questi giorni ho letto un'indagine che i bambini italiani sono i più obesi d'Europa. Lo sport, invece, dà delle norme, anche alimentari, e c'è il rispetto delle regole. E non riesco a comprendere perché le persone che possono fare la differenza su questo tema non riescono a incidere su un aspetto così importante. Io ci ho provato, ma forse il mio carattere non mi ha aiutato. Comunque continuo, perché ho la testa dura, e ritengo che il mondo sportivo abbia margini di grande impatto anche a livello economico per il nostro paese che nessuno comprende. Non mi fermo e cerco sempre di appoggiare e sostenere chi crede in un obiettivo».
E poi si apre: «Mi metto a disposizione di chi ha necessità di comprendere queste cose di cui parlo di quanto lo sport sia davvero unico per questo». Il Signore degli Anelli non smette di volteggiare, ed ora che i 50 anni sono scoccati, cerca di farlo non sugli anelli ma sui valori dello sport che possono migliorare lo stile di vita di tanti italiani così come è successo con il suo capolavoro ad Atlanta dopo tanti anni di sacrifici. —
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