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L’INTERVISTA 

«Una F1 da cambiare Servono gare più combattute e macchine più belle»

Stefano Mancini
«Una F1 da cambiare Servono gare più combattute e macchine più belle»

Ross Brawn e le regole da riscrivere: «Dal 2017 ad oggi sono saliti sul podio solo 3 piloti esterni ai top team...»

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«Sto finendo di scrivere le nuove regole della Formula 1». Ross Brawn risponde dall’ufficio di Londra. Sul suo tavolo di lavoro negli ultimi due anni si sono succeduti dodici modellini di monoposto. Adesso siamo all’ultima versione, quella che a fine mese sarà presentata al Consiglio mondiale dell’automobilismo per l’approvazione. La rivoluzione comincerà nel 2021.

Prima di diventare il responsabile sportivo di Liberty Media, Brawn era stato campione come direttore tecnico della Ferrari e come team principal della Brawn Gp. Vinceva facile.

Adesso che è passato dall’altra parte della barricata sta studiando il modo per evitare che succeda. «Dal 2017, ha idea di quanti piloti sono saliti sul podio, esclusi Mercedes, Ferrari e Red Bull?». Fa una pausa. Probabilmente neanche wikipedia lo sa. «Sono 3 su 168. Troppi».

Il calcio le sembra tanto diverso, caso Leicester a parte?

«Noi vogliamo gare combattute in cui anche le altre squadre abbiano una chance. Non è una versione comunista della F1: serve davvero un Leicester che possa vincere almeno una gara, se non il campionato».

Quest’anno ci sono stati più sorpassi o duelli al vertice che negli ultimi cinque campionati almeno: che senso ha fare la rivoluzione?

«Ricordi il dato: 3 su 168».

Un’obiezione che le fanno i progettisti: con le nuove regole avremo monoposto in fotocopia.

«Lei oggi saprebbe distinguere una macchina dall’altra se togliessimo livrea e numero? Forse ci saranno meno differenze, ma siamo sicuri che sia la forma dei deflettori o dei flap dell’ala posteriore a rendere divertente un Gran premio? Non sarebbe meglio che il pubblico non sapesse già dal venerdì chi salirà sul podio?».

In cinque punti, com’è la Formula 1 secondo Liberty Media?

«Combattuta: dobbiamo favorire i duelli in pista. Incerta: i distacchi si devono ridurre. Sostenibile finanziariamente: diminuiamo i costi. Sostenibile per l’ambiente: i progressi in pista devono ricadere sulle auto di serie. Passione: le monoposto devono essere belle, eccitanti».

Perché insistete sulla riduzione dei costi? Nello sport, e non solo, c’è sempre qualcuno che ha più soldi.

«Dobbiamo garantire la sopravvivenza a lungo termine delle scuderie, anche quelle più grandi. Un budget da 400 milioni è difficile da giustificare».

Il tetto di spesa è un’ipotesi?

«No, è una necessità. È la misura su cui c’è stato il massimo accordo».

L’uso di pezzi standard invece non piace alle squadre di vertice: lo vedono come un livellamento verso il basso.

«Su alcuni punti c’è stata intesa, su altri meno. Abbiamo proposto l’open source: le squadre mettono a disposizione i progetti di alcuni componenti. Siamo aperti a proposte, a patto che non vadano contro i nostri obiettivi».

Ha messo in conto il no dei team?

«Abbiamo lavorato con loro in modo trasparente. Su alcuni punti come il budget cap c’è accordo, su altri meno. Per questo abbiamo rinviato la presentazione del regolamento a fine ottobre. Noi di Liberty e la Federazione dell’automobile siamo aperti a idee e suggerimenti, ma nelle ultime settimane non ne è arrivato uno».

La Ferrari manterrà il diritto di veto?

«Le risponderò quando sarà presa la decisione. Alla Ferrari sarà comunque riconosciuto lo status di squadra storica».

Cosa si aspetta in questo finale di campionato?

«Duelli, sorpassi e gare incerte. La Ferrari lotta ad armi pari con la Mercedes, che ormai sta per vincere il titolo. Anche la Red Bull va forte. Il mio augurio è che scenda quel 98 per cento abbondante di podi dei top team».

La Ferrari ha cominciato le trattative con Marchionne e le ha portate avanti con Binotto: sono cambiati i temi della trattativa?

«No, le richieste da Maranello non sono cambiate. Conosco Mattia Binotto da vent’anni, era un giovane ingegnere quando io ero direttore tecnico. È diventato team principal, un ruolo che richiede passione e impegno: doti che aveva fin da allora». —



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