Spettacolo e cuore, All Blacks a segno col Sudafrica
E oggi c’è il debutto dell’Italia, a Osaka contro la Namibia. Ci sono ancora (poche) possibilità di passare il turno
Il Dio del rugby si è risvegliato, All-Black e Sudafrica, possibili finaliste del mondiale, mostrano in campo cosa possa essere questo sport quando è giocato da trenta campioni assoluti, i migliori in ogni ruolo, i più veloci nella corsa, nel prendere le decisioni, nel passare il pallone. Bauden Barret da una parte e Willie Le Roux dall’altra hanno fatto movimenti in campo che nemmeno una simulazione al computer saprebbe imitare. E con loro l’imprendibile ala sudafricana Kolbe, il devastante Reece in maglia nera. E tutti gli altri. Uno spettacolo che dal vivo emoziona, travolge. Lo stupore che può provocare un prestigiatore è nelle mani di Barret che in un centesimo di secondo finge di passare, di calciare e accelera trovando lo spazio fra due centri. E alla fine viene ptremiato come man of the match. Grazia e velocità, ma anche durezza negli scontri. Finisce 23-13 per gli All Blacks con due mete neozelandesi (Bridge e Scott Barret) e una dei sudafricani (du Toit).
Se invece volevi vedere il rugby delle emozioni forti, del rovesciamento di fronte, una partita in bilico fino all’ultimo secondo, dovevi essere sugli spalti a Tokyo dove la Francia ha ripreso per un soffio la partita con l’Argentina . Dopo aver chiuso il primo tempo in vantaggio 20-3 i francesi si sono fatti rimontare nel secondo con un parziale di 18-0 e gli argentini ormai sicuri di farcela. 21-20 al 69’ e un avversario disorientato vuol dire molto sul piano mentale. Pumas più reattivi nel pack, più aggressivi nei punti di incontro. Invece un minuto dopo la Francia segna i primi punti del secondo tempo, drop perfetto di Lopez e di nuovo avanti 23-21. L’Argentina vuol reagire subito e si lancia in attacco, però è la Francia ad avere l’occasione di chiudere la partita. Calcio piazzato per indisciplina argentina, ma Ntamack, fino a quel momento perfetto dalla piazzola, sbaglia. È il 75’ e l’Argentina va all’arrembaggio, Fickou commette un fuorigioco infantile. È il 78’ quando Boffelli si aggiusta il pallone per spedirlo fra i pali. Quando colpisce scatta l’ultimo minuto di gioco. Di quanto esce il pallone? 10 centimetri? 20? Quanto basta per tenere la Francia davanti. Scatta l’80’ ma c’è da battere il 22 per riprendere il gioco e la Francia non può andare in touche diretta. Palla all’Argentina che attacca, metro su metro, fino a un errore e al fischio finale. 23-21 per la Francia.
In Australia-Fiji invece gli spettatori hanno potuto ammirare la sregolatezza geniale dei figiani, e la consapevolezza tattica degli australiani. Per i bianchi con la palma sul petto niente è semplice, nemmeno un passaggio, così possono andare in vantaggio 21-12 e poi complicarsi la vita da soli. È vero che Cheika, allenatore australiano con trascorsi nel Livorno, azzecca il cambio mettendo Genia a guidare il pack, ma nel 39 a 21 finale c’è molta distrazione e presunzione figiana.
Tre gare bellissime, che riconciliano con il rugby, come si spera possa fare oggi l’Italia che affronta a Osaka (diretta su Rai2 alle 7,15) la Namibia. La vittoria della Nuova Zelanda mantiene vivi i sogni italiani di passare il turno, avessero vinto gli Springbocks sarebbe stato quasi impossibile, anche battendoli. —
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