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L’Italia nel girone impossibile per passare deve battere Sudafrica o All Blacks
Higashiosaka (giappone). Domani con la sfida tra i padroni di casa del Giappone e la Russia si alza il sipario sulla nona edizione della Coppa del Mondo di rugby, che si svolgerà in terra nipponica fino al 2 novembre, giorno della finalissima. Domenica sarà il turno degli azzurri che debutteranno a Higashiosaka, periferia di Osaka, contro la Namibia. L'Italia si presenta alla rassegna iridata con più sicurezze rispetto a quattro anni fa in Inghilterra: la rosa è competitiva e i giovani hanno fatto passi da gigante durante la gestione O'Shea.
La Nazionale allenata dal ct irlandese è però capitata nel peggior girone possibile, che le preclude praticamente ogni tipo di possibilità di passaggio ai quarti di finale. Oltre alle abbordabili Namibia e Canada, due nazionali semi professionistiche, l'Italia dovrà affrontare il Sudafrica, una delle grandi favorite al successo finale, e la Nuova Zelanda, campione in carica da due edizioni. Ai quarti di finale si qualificano solo le prime due classificate di ciascun girone. Per raggiungere il secondo posto, la Nazionale dovrebbe battere almeno una delle due favorite.
«Ci giocheremo tutto nella partita col Sudafrica» ha ammesso un mese fa Conor O'Shea. L'obiettivo dell'Italrugby è arrivare alla sfida del 4 ottobre contro gli Springboks forte delle vittorie contro Namibia (20 settembre) e Canada (26 settembre). L'ultima partita del girone, contro gli All Blacks, è fissata per il 12 ottobre.
Un recente precedente regala qualche residua speranza agli azzurri, che colsero una storica vittoria a Firenze nel 2016 quando si imposero per 20-18 sul Sudafrica. Ma gli Springboks sono lontani parenti della squadra di tre anni fa: l'arrivo del ct Rassie Erasmus ha dato una svolta alla squadra, che ora ambisce a quel titolo mondiale che manca da 20 anni. Dal canto suo, l'Italia può vantare alcuni punti di forza: il talento di Matteo Minozzi, esterno padovano in forza ai London Wasps, la qualità di ali ed estremi e la competitività della terza linea, composta da Braam Steyn, Sebastian Negri, dall'inglese di origini italiane Jake Polledri e dal capitano highlander Sergio Parisse, alla sua ultima Coppa del Mondo. —
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