Verso una meta mondiale e l’Italia vuole fare la storia
Venerdì in Giappone si apre la Webb Ellis Cup con venti squadre partecipanti. Azzurri nel girone degli All Blacks, per andare ai quarti serve battere il Sud Africa
Ci siamo, venerdì alle 19,45 ora locale (diretta su RaiSport alle 12,45) inizia la nona Coppa del mondo di rugby. Match inaugurale un Giappone-Russia dall’esito scontato (prevista vittoria ampia dei giapponesi). Venti le nazionali che si contenderanno la Webb Ellis Cup, dal nome del ragazzo del college di Rugby, in Inghilterra, che in un pomeriggio del 1823 stanco di giocare a calcio, raccolse il pallone con le mani e dribblando gli avversi lo andò a schiacciare in porta. Quattro i gironi, ognuno formato da cinque squadre, passano le prime due. Il più equilibrato sulla carta è il girone A, non a caso quello del paese ospitante che vede, oltre al Giappone, anche Irlanda, Russia, Scozia e Samoa. Con Giappone e Irlanda che avranno un avversario solo: la Scozia.
Nel girone C invece sarà battaglia con tre contendenti, Francia, Argentina e Inghilterra, a giocarsi i due posti e Usa e Tonga a fare da comparse. Nel girone D non dovrebbero esserci problemi per Australia e Galles, mentre Fiji, Georgia e Uruguay dovrebbero fare poco, anche se i figiani sono capaci di grandi sorprese.
Poi c’è il girone B, quello dell’Italia. Conor O’Shea, ct azzurro che lascerà alla fine del mondiale (al suo posto il gallese Rob Owley), dice da mesi che quella che gioca in Giappone è la squadra più forte di sempre fra quelle che hanno partecipato alla Webb Ellis Cup. E non nasconde l’obiettivo: passare ai quarti, cosa mai successa in otto edizioni. «Dobbiamo battere facendo il punto di bonus (almeno 4 mete segnate ndr) Namibia e Canada, e giocarci il passaggio del turno con il Sud Africa nella terza partita (venerdì 4 ottobre, diretta Rai2 alle 11,45)». Del quarto match non dice nulla, è contro gli All Blacks (sabato 12 ottobre diretta Rai2 alle 6,45) vincitori delle ultime due edizioni e una delle tre nazionali, con Australia e Inghilterra, mai battute dagli azzurri. Il Sud Africa invece lo abbiamo battuto, 20-18, tre anni fa a Firenze. Prima e unica volta su quattordici incontri. Grande successo di O’Shea, grande illusione per il rugby azzurro. Ma i giochi per l’Italia potrebbero chiudersi subito, anche prima del match con la Namibia (domenica alle 7,15 ora italiana, diretta su Rai2) o con il Canada (giovedì 26 settembre alle 9,45, sempre diretta su Rai2). Sabato prossimo, infatti, si gioca la partita più bella del girone, All Blacks-Sud Africa (11,45, Rai Sport). In caso di vittoria sudafricana per l’Italia i giochi sarebbero chiusi anche battendo gli Springboks (a meno di non fare almeno 4 mete e vincere con uno scarto superiore ai sette punti per impedire il punto di bonus difensivo agli avversari). Fantascienza. Non resta che fare il tifo per i neozelandesi.
L’Italia arriva molto rinnovata rispetto a 4 anni fa. Dei trentuno convocati solo 9 hanno già partecipato a un mondiale. Sono Sergio Parisse, monumentale capitano azzurro, al suo quinto mondiale cosa che pochi rugbysti possono vantare a qualsiasi latitudine, e che conta 13 presenze in Coppa del mondo. Poi c’è Alessandro Zanni, 9 presenze e terzo mondiale, seguono altri due veterani: Tommaso Benvenuti, 8 presenze, e Leonardo Ghiraldini, sei presenze, entrambi al terzo mondiale, ma per il tallonatore ci sono molti dubbi. Infortunatosi gravemente all’ultimo Sei Nazioni non ha ancora giocato una partita. «Lo vedrete in campo contro la Namibia», dice sicuro O’Shea. Un premio per uno dei senatori azzurri al momento senza contratto. Gli altri veterani, con un mondiale ciascuno e quattro presenze sono Tommaso Allan, Carlo Canna, Michele Campagnaro, Guglielmo Palazzani e Tito Tebaldi. —
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