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Effetto Charles, scossa alla Rossa: così nascono i fenomeni
Il Circus sta cambiando pelle: i piloti arrivano in Formula 1 sempre più giovani Ma quelli che vincono subito sono casi rari. E di successo
A 21 anni Michael Schumacher correva ancora in F3 e Ayrton Senna in Formula Ford. Certo, erano altri tempi: per entrare in F1, qualunque fosse il talento, era obbligatoria una lunga gavetta. I piloti millennial debuttano giovanissimi, ma quelli che cominciano subito a vincere sono talenti straordinari.
Il successo di domenica a Spa mette Charles Leclerc nell’élite: 21 anni, 10 mesi e 16 giorni, nessuno così giovane ha trionfato al volante di una Ferrari e solo due più giovani di lui lo precedono in questa classifica di precocità: Max Verstappen a 18 anni e mezzo e il quattro volte campione del mondo Sebastian Vettel (21 anni e 2 mesi). Segue Fernando Alonso, che festeggiò la sua prima impresa pochi giorni dopo il 22esimo compleanno. Se guardiamo ai titoli, Vettel e Hamilton sono stati campioni per la prima volta a 23 anni, Alonso a 24 e Schumacher a 25.
Questa è la compagnia in cui è finito Leclerc. Ecco perché lo chiamano il predestinato. Lui e Verstappen sono la next generation. Si conoscono dai tempi dei kart e si detestano cordialmente. Già si intuisce il dualismo che si scatenerà con il declino naturale della vecchia guardia. Hamilton, 34 anni, e Vettel (32) stanno per entrare nella fase calante della carriera. Solo che uno ha in casa un accomodante Bottas, mentre l’altro si trova fianco a fianco al predestinato e non riesce a vincere da 21 Gran premi. «È un grandissimo ragazzo, con la testa sulle spalle e una lucidità straordinaria che mi ricorda quella di Niki Lauda». Stefano Domenicali, ex team principal della Ferrari, lo descrive così ai microfoni di Radio Anch’io. Leclerc in Belgio ha dato un’altra prova di velocità e freddezza. «La pressione non l’ho mai sentita – dice –. Quando abbasso la visiera del casco non provo più emozioni». In pista è un pilota gelido e calcolatore. Nel finale di domenica, braccato da Hamilton che gli riprendeva quasi un secondo a giro, ha gestito il vantaggio in modo da chiudere la gara con la Mercedes in scia, a una rassicurante distanza di un secondo. Ma quando a fine gara il casco lo toglie, le emozioni riemergono e gli restituiscono umanità, come le lacrime trattenute a stento e la dedica ad Anthoine Hubert, l’amico morto sabato in un incidente nella gara di F2. Adesso sogna di prendersi Monza. Per piangere di gioia. —
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