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Le donne vincono ma non hanno diritti Incontro in Versilia
Sport e discriminazione: ne hanno parlato Margherita Zalaffi, Betty Spina e Buttini
L’INIZIATIVA
Le donne nello sport ed i diritti negati. E' stato il tema della serata al bagno Mascotte di Lido di Camaiore organizzata da Carta di Viareggio con la collaborazione di Versilia Football Planet. «Lo sport femminile dopo i mondiali di calcio - il professionismo negato alle donne», il titolo dell'incontro, che ha visto come protagoniste principali Margherita Zalaffi campionessa olimpica di fioretto a squadre a Barcellona 1992, Elisabet Spina responsabile del settore femminile del Milan e Valentina Buttini, ex calciatrice poi allenatore, oggi responsabile del settore femminile della Carrarese. Altri ospiti Stefano Pellacani, ex calciatore, fiduciario del Coni per la Versilia e Velia Chiericoni medico del Centro di Medicina dello Sport di Viareggio. Zalaffi, Spina e Buttini sono state concordi nell'affermare che la battaglia per superare le forme di discriminazione è soprattutto culturale ed è appena all'inizio. «Qualche tempo fa - ricorda Zalaffi - un ragazzino mi raccontò che i suoi amici lo prendevano in giro dicendogli che la scherma era uno sport per femmine mentre come tutti ben sappiamo è nato nel mondo militare. Questo è un esempio di come c'è da lavorare sulla cultura di ragazzi ma anche dei genitori per far capire che nello sport uomini e donne devono avere pari diritti». «Mia madre è svedese - ha detto Elisabet Spina - dove il calcio è da sempre praticato dalle donne e quindi ho avuto la fortuna di non sentirmi dire che volevo praticare uno sport da maschiaccio, come si diceva alcuni anni fa. Le cose sono un po' cambiate ma c'è tanto da fare e soprattutto da studiare forme che tutelino le donne che lavorano giocando a calcio. Magari partendo da un semi professionismo per non perdere le società storiche le quali non hanno la forza economica dei top club». «Ho disputato 22 campionati - dice Buttini - ma non ho un solo giorno di contributi pagati. Il mondiale di calcio ha dato visibilità ma c'è tanto da lavorare per far progredire un movimento che nel passato ha perso molti talenti per il pregiudizio di chi vedeva il calcio solo uno sport per uomini. E nella crescita importanza rilevante l'ha il riconoscimento delle tutele salariali». Per Stefano Pellacani la soluzione potrebbe "l'introduzione della figura del Lavoratore Sportivo già esistente ad esempio in Portogallo e per il quale già esiste un disegno di legge». —
Massimo Guidi
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