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Facchetti, Cabrini, Maldini grandissimi fluidificanti Meroni, Causio e Sala: poesia
Se Nilton Santos, con la sua zingarata offensiva in Austria – Brasile dei mondiali’58, è stato il primo a riscrivere il ruolo degli esterni difensivi, in Italia lo stesso titolo tocca all’indimenticato Giacinto Facchetti. Il lungo difensore dell’Inter inventò, di fatto, il ruolo di terzino fluidificante, bravo, con le sue lunghe leve, a sganciarsi, fluidificare, appunto, in avanti, per crossare ma anche per castigare i portieri avversari, puniti dal difensore di Treviglio la bellezza di 59 volte, nella sola Serie A.
Negli anni ’80 Cabrini, il bell’Antonio idolo delle teen ager, solcava la corsia sinistra ininterrottamente. Di Giacinto era più tecnico, aveva piedi da centrocampista, ma meno goleador. Il suo tramonto coincise con l’esplosione di quello che rimane il più forte fluidificante nella storia del nostro calcio, Paolo Maldini, da oscar sia in fase difensiva che di possesso. Altri nomi? I compianti Aldo Maldera e Andrea Fortunato, portato via troppo presto da una brutta malattia, e “Kawasaki” Francesco Rocca, la cui ascesa dirompente, come le sue scorribande sulle fasce, venne stoppata da un brutto infortunio.
E le ali? Campioni ne troviamo, e tanti, anche analizzando gli esterni offensivi, quelli che nel secolo scorso erano comunemente definiti ali. Lontani da preoccupazioni difensive, a coprirgli le spalle c’erano i terzini classici, avevano il compito di creare gioco, sfruttando le loro superiori doti tecniche.
Non per niente avevano quasi tutti nel loro dna il dribbling. Una dote che li rendeva idoli delle rispettive tifoserie, come e più di chi i loro assist li capitalizzava. Nella storia del nostro calcio se ne trovano tanti, il più forte uno stravagante capellone, portato via troppo presto da un incidente stradale. Vestiva una maglia granata, si chiamava Gigi Meroni. Più noti sono Domenghini, cardine della grande Inter di Herrera, il “Poeta del gol” Claudio Sala, devastante con il Torino, il “Barone” Franco Causio che ha scritto a caratteri cubitali la storia della Juve. Così come hanno fatto Bruno Conti, 169 cm di pura fantasia, alla Roma e Roberto Donadoni al Milan. –
A. G.
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