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Corsa al bomber? Macché, gli allenatori fanno follie per comprare gli esterni

Alessandro Guerrieri
Corsa al bomber? Macché, gli allenatori fanno follie per comprare gli esterni

Una volta si chiamavano terzini, Nilton Santos mostrò al mondo che potevano diventare l’arma segreta per vincere le partite  

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Non inganni la ricerca quasi ossessiva da parte di tutte le big di un centravanti, con numeri nove di talento assoluto ad imperversare nelle trattative, il ruolo più ricercato dai tecnici della nostra Serie A è quello degli esterni, difensivi o offensivi che siano. Non per niente l’investimento più oneroso fatto finora dalla Roma è quello per l’esterno basso, in tempi più romantici lo avremmo definito terzino, Spinazzola, pagato 25 milioni alla Juventus, dove faceva da comprimario. La Lupa non è stata la sola big ad investire sulle corsie laterali, lo hanno fatto quasi tutte le big. Il Napoli ha regalato ad Ancelotti il promettente Di Lorenzo, dall’Empoli, la Juventus ha sostituito Cancelo, troppo attaccante per i gusti bianconeri, con Danilo, il Milan vestito di rossonero l’ex Real Madrid Theo Hernandez, la Fiorentina ha fatto fuoco e fiamme per assicurarsi l’ex Sassuolo Pol Lirola. Un trend che ha colpito anche le piccole: il Bologna ha scelto il nipponico Tomiyasu, il Parma l’ex viola Laurini, il Cagliari il promettente Mattiello, il Sassuolo l’ex Borussia Dortmund Toljan. Tutti esterni con caratteristiche più difensive, bravi sì a sganciarsi sulle corsie esterne, ma con il “must” di guardarsi le spalle.

Gli offensivi

Già, perché adesso la distinzione, tipica del calcio d’una volta, tra terzini ed ali non ha più ragione di esistere; si parla indistintamente di esterni, siano essi classici terzini fluidificanti, come quelli di cui abbiamo parlato finora, sia elementi più prettamente offensivi, o perlomeno capaci di unire le due fasi. Perfetto identikit del neo laziale Lazzari; Lotito ha investito 9 milioni per l’ex estense, uno in grado di farsi valere sia in fase di non possesso, sia in quella offensiva, tanto da aver, nella passata stagione, fatto collezione di assist. Sono giocatori che uniscono le qualità fisiche, in gergo la classica “gamba”, a quelle tecniche, mix perfetto per le squadre che scelgono la difesa a tre, come, appunto, l’Aquila biancoceleste. O l’Inter, con la sua linea Maginot composta da califfi del calibro di Godin, De Vrij e Skriniar. Un trio che permette a Conte di scegliere esterni a spiccata vocazione offensiva: il neo acquisto Lazaro da una parte ed il recuperato Candreva, da sempre un pupillo di Conte, dall’altra.

La storia

Del resto, quello dei giocatori di fascia è il ruolo che ha subito più modifiche nella secolare storia del football. Fino alla fine degli anni ’50, i difensori erano incollati davanti al proprio portiere e mai si avventuravano nei territori inesplorati della metà campo avversaria. L’inizio del cambiamento ce lo racconta il mitico Edoardo Galeano; nel suo “Splendori e miserie del gioco del calcio” descrive la “zingarata” del brasiliano Nilton Santos in un Austria – Brasile mondiale. L’esterno si avventurò palla al piede nella metà campo avversaria, con il tecnico carioca che lo rampognava duramente: Nilton se ne fece un baffo, superò due avversari, segnando una rete storica. Quella che sdoganava i terzini, dando il via ad una evoluzione tattica cominciata anni prima e che continua tuttora. Esempio lampante l’Olanda del ’74, quella del calcio totale, nella quale i laterali bassi, Suurbier e Ruud Krol, erano delle vere e proprie ali, di fatto stravolgendo il compito dei terzini: nati, e pensati, solo per difendere si sono trasformati con il passare degli anni, appropriandosi di un doppio compito: devono non solo tenere a bada i guizzi degli esterni avversari e coprire i centrali in caso di necessità, ma anche iniziare la manovra ed inserirsi sulla fasce laterali per crossare e, perché no, concludere a rete. Compiti determinanti, tanto che uno studioso del calcio come Jonathan Wilson definisce “il ruolo di terzino come il più importante in campo. ” –
 

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