Il presidio
Addio Gimondi, ora scatta verso la leggenda
Muore per un malore nelle acque della Sicilia uno dei più grandi ciclisti di ogni tempo. Vinse tutto e fece sognare l’Italia
TAORMINA. Un malore, mentre faceva il bagno nella acque cristalline di Giardini Naxos, in Sicilia, dove trascorreva le vacanze con la famiglia. Il mondo del ciclismo, dello sport, l’Italia tutta ha perso così, ieri pomeriggio, Felice Gimondi: avrebbe compiuto 77 anni a settembre. Il fuoriclasse del nostro ciclismo si è sentito male, mentre era in acqua, stroncato con ogni probabilità da un infarto. L’ex campione soffriva di cuore e i medici intervenuti in breve tempo, in un periodo in cui le spiagge sono affollate e di conseguenza aumentano i presidi di sicurezza, non hanno comunque potuto fare nulla per salvarlo.. Immenso, Felice Gimondi. Altro che «eterno secondo», come qualcuno l'aveva definito per quella lunga e durissima sfida con Eddy Merckx ed i tanti piazzamenti alle spalle del belga.
Originario di Sedrina, in Val Brembana, classe 1942, avrebbe compiuto 77 anni il 29 settembre, fu l'unico a resistere alla vena vorace del Cannibale Merckx, secondo in assoluto - dopo Anquetil - a completare la Tripla Corona nei Grandi Giri, campione del Mondo nel 1973 a Barcellona, padrone del pavé di Roubaix e delle insidie della Sanremo. Gianni Brera, che ne descrisse le imprese, per lui aveva coniato i soprannomi Felix de Mondi e Nuvola Rossa. La sua carriera cominciò nel decennio dopo la fine di quella di Magni. Si presentò al Tour de France del 1965, vinse a sorpresa e solo l'indomani si dimise da postino, «perché al posto di lavoro ci tenevo» spiegò. Quel Tour, per l'esuberanza fisica e il modo spericolato di correre, è uno dei tre momenti fondamentali della sua carriera. «Poi c'è il Giro del 1976 (il terzo vinto dopo quelli del '67 e del '69), quando in gruppo ero considerato un vecchietto, per la tattica e la gestione della corsa - raccontò lui stesso anni dopo -e il Campionato del Mondo del 1971, per averci creduto fino in fondo anche sapendo di essere battuto», ancora una volta dal Cannibale.
Quello era un pò il motto di Gimondi, costretto ad arrendersi solo contro Merckx. Rimase a lungo la sua «delusione più grande» essere battuto dal belga a cronometro per la prima volta, al Giro di Catalogna: «Ho impiegato due anni a capirlo: Merckx era più forte di me». «Dietro alla sua ruota ci sarò» recita anche un verso della canzone che gli dedicò Enrico Ruggeri, «Gimondi e il Cannibale», L'ultimo giro d'Italia cui partecipò fu quello del 1978: si piazzò undicesimo, ma contribuì in maniera decisiva al successo finale di Johan De Muynck, che aveva battuto due anni prima, ora diventato suo compagno di squadra. Concluse la carriera su strada nell'ottobre 1978 partecipando al Giro dell'Emilia. Sotto contratto da professionista con la Bianchi-Faema anche nel 1979, ottenne come ultimo piazzamento, nel febbraio di quell'anno, il terzo posto nel campionato italiano di omnium indoor. Nelle quindici stagioni da pro vinse in totale 141 corse. Dopo il ritiro Gimondi fu direttore sportivo della Gewiss-Bianchi nel 1988, e successivamente, nel 2000, presidente della Mercatone Uno-Albacom, la squadra di Marco Pantani. Addio, campione. —
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