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Quella notte, a Viareggio i tre mondiali di Andrei

Quella notte, a Viareggio i tre mondiali di Andrei

Un incredibile record dopo l’altro al meeting dello Stadio dei Pini «E pensare che doveva essere una gara di scarico verso i Mondiali» 

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E pensare che aveva detto: «Stasera non aspettatevi grandi cose, non ci sono le condizioni giuste». Alessandro Andrei, colosso fiorentino del lancio del peso, non poteva sapere che quella notte afosa, appiccicaticcia, umidissima sotto i pini della Versilia sarebbe stata la notte della sua vita. Quella che non avrebbe mai più potuto dimenticare.

12 agosto 1987, stadio dei Pini di Viareggio: cronaca di un miracolo. Anzi, di un triplo miracolo. Perchè da quelle braccia forti e pesanti come colonne sgorgarono, uno dopo l’altro, i lanci forse più perfetti della storia dell’atletica. Un miracolo che si perpetuava, come per magia, tentativo dopo tentativo, uno stato di grazia che a un atleta tocca una volta nella vita, e spesso neppure quella, già.
Un cammino trionfale. Come se Cristiano Ronaldo facesse gol in finale di Champions ad ogni tiro che indirizza nello specchio della porta, o se Gallinari, nella finale mondiale di basket contro gli Usa, mettesse dentro dieci canestri da tre punti con Kevin Durant aggrappato alle braccia. In quella notte viareggina, Alessandro fece tutto questo. Record italiano al primo lancio, ancora record italiano migliorato al secondo. La gente che piano piano si accorgeva di assistere a qualcosa che sarebbe entrato nella leggenda dello sport, non solo dell’atletica leggera. Numeri che erano una sonfonia alle orecchie del gigante toscano: 22,72; 22,84, e infine nel quinto tentativo il favoloso 22,91: primato mondiale, l' ultimo della sua serata, dopo che ne aveva stabiliti già due, al terzo e quarto tentativo. Nemmeno lui, Alessandro Andrei, 28 anni, oro ai Giochi olimpici di Los Angeles (ma mancavano i colossi dell’ Est europeo, che in quegli anni dettavano legge anche se in maniera non sempre ortodossa) se l' aspettava. Anzi, alla vigilia aveva detto di sentirsi un pò scarico, magari il caldo, magari l’umidità. O forse era soltanto scaramanzia. Le sue parole chiarirono: «Non credevo di arrivare a tanto. Speravo soltanto di fare una buona gara, anche perchè il mio allenatore continuava a dirmi che avevo nelle braccia delle buone misure. Avevo anche fatto un pensierino ad una misura che eguagliasse il mio record personale, che era anche record italiano, di 22,17. Ma al record mondiale, vi assicuro, non ci pensavo. E non ci pensava neppure Piga, che mi segue, e che ha un carattere ottimista».

In tribuna, ad assistere alla gara di Andrei, c' era la madre. Il fratello Riccardo invece, che è ferroviere, era a lavorare, come la moglie che fa l' infermiera. Nella casa di Scandicci era rimasto solo il nipote quattordicenne. Quando è stato raggiunto per telefono, del record del mondo dello zio non sapeva niente. La notizia l' ha commentata così: «Da mio zio c' è da aspettarsi di tutto».

E pensare che la notte viareggina doveva essere soltanto uno step, anche piuttosto banale, verso i campionati del mondo in programma un mese dopo a Roma. Una gara che secondo la tabella di preparazione avrebbe dovuto soltanto alleggerire il carico dell’allenamento, un passaggio fondamentale per ottenere la migliore forma fisica. Questa la sequenza dei 6 lanci di Alessandro: 22,19 (record personale e italiano battuto di due centimetri), 22,37 (altro record personale e italiano), 22,72 (record del mondo, superando il 22,64 di Beyer), 22,84 (altro record del mondo), 22,91 (terzo record del mondo di fila) e 22,74 (che che sarebbe stato record del mondo fino a mezz'ora prima, perché la gara durò mezz'ora, dalle 21 e 40 alle 22 e 10). I diecimila dello Stadio dei Pini assistettero quindi a qualcosa di storico, anche se in una gara piuttosto strana, con soltanto tre partecipanti (tre il numero minimo per l'omologazione): il fiorentino Lazzeri, che aveva un modesto 18.75 di personale, e un misterioso australiano residente in Italia che era stato contattato all'ultimo secondo per fare numero. Alessandro Andrei iniziò la sua carriera sportiva nel 1975, a sedici anni, nell'Assi Giglio Rosso Firenze sotto la guida di Roberto Piga. Il suo primo successo fu nel 1977 con la vittoria del titolo nazionale juniores nel getto del peso. Lo stesso anno fece il suo esordio a livello internazionale ai campionati europei juniores a Donec'k dove concluse in nona posizione con la misura di 16,29 metri.

Con due allenamenti quotidiani, uno presso il campo di allenamento e l'altro svolto in palestra, per un totale di sei ore giornaliere riuscì ben presto ad incrementare le sue prestazioni e ad affermarsi non solo a livello nazionale ma anche internazionale. Nel 1981 prese parte ai campionati europei indoor a Grenoble dove concluse quarto con un lancio a 19,34 metri.

L'anno successivo raggiunse la finale sia agli europei indoor di Milano, dove giunse quinto, che agli europei di Atene, ma fu nel 1983 che ottenne la sua prima medaglia internazionale durante i Giochi del Mediterraneo di Casablanca dove conquistò l'argento. Prese parte anche alla prima edizione dei campionati mondiali, ad Helsinki, concludendo quinto con una misura superiore ai 20 metri.

Durante il mese di agosto partecipò alle Olimpiadi di Los Angeles 1984 come uno dei favoriti grazie anche al boicottaggio da parte del blocco orientale, che tolse dai giochi grandi specialisti come Ulf Timmermann e Udo Beyer. Dopo aver superato un'agevole qualificazione, assieme al connazionale Marco Montelatici, durante la finale lo scontro con gli atleti statunitensi diedero vita ad un'avvincente competizione. Dopo l'iniziale 20,97 di Dave Laut e il 21,09 di Mike Carter, al terzo lancio di gara Andrei riuscì a prendere la testa della classifica con 21,26 metri. Grazie a questo lancio riuscì a conquistare il titolo, il primo della sua carriera e il primo per l'Italia in quella specialità.el 1993 conquistò il suo secondo argento ai Giochi del Mediterraneo. Da li a poco altri atleti come Paolo Dal Soglio iniziarono a togliere ad Andrei anche il dominio dello scenario italiano relativo alla specialità. Nel 1995 partecipò per la quarta e ultima volta ad un campionato del mondo, a Göteborg, dove però non riuscì a raggiungere la finale. Nel 1997 ci fu la sua ultima presenza in nazionale quando riuscì a conquistare l'oro ai Giochi del Mediterraneo di Bari. Continuò ancora a gareggiare stabilendo, il 23 luglio 2000, il record nazionale over 40 con 19,07 metri. A 45 anni, nel 2004 decise di ritirarsi. Con negli occhi e nel cuore sempre quella magica, unica, ineguagliabbile notte viareggina. Dove tutto, ma davvero tutto, poteva succedere. —

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