Muore talento del ciclismo caduto al Giro di Polonia
Il belga 22enne Bjorg Lambrecht è finito in un fosso, forse colpito da un malore Medaglia d’argento ai mondiali Under 23, era al secondo anno da professionista
ROMA. Il ciclismo scrive un'altra pagina tragica della sua epopea fatta di fatica, sudore, vittorie, sconfitte ma anche di tanto dolore e tanti drammi. L'ha scritta ieri lo sfortunato 22enne Bjorg Lambrecht, giovane talento belga della Lotto-Soudal, morto per le conseguenze di una rovinosa caduta in cui è rimasto coinvolto durante la terza tappa del Giro di Polonia. Dalle prime indiscrezioni sembra che il corridore, dopo 40 km di corsa, sia rimasto in coda al gruppo e poi caduto in un fosso, forse colpito da un malore: sarà l'autopsia a chiarire l'esatto svolgimento dei fatti. Subito soccorso e rianimato, Lambrecht è stato portato d'urgenza in ospedale ma le sue condizioni sono apparse subito molto critiche, con il decesso arrivato poco dopo e reso noto sul profilo Twitter della sua squadra: «La più grande tragedia possibile. Riposa in pace Bjorg».
Lambrecht era al secondo anno da professionista dopo un brillante percorso nelle categorie giovanili: campione juniores belga nel 2015, argento agli europei su strada Under 23 nel 2016, argento ai mondiali di Innsbruck Under 23 nel 2018. Quest'anno si era piazzato sesto all'Amstel Gold Race, quarto alla Freccia Vallone e ed era stato il miglior giovane al Giro del Delfinato, chiuso al 12° posto.
La tragedia sulle strade polacche richiama alla memoria altre morti dolorose e tragiche, ultima in ordine di tempo quella del connazionale Michael Goolaerts, scomparso l'8 aprile 2018 per un malore e arresto cardio-respiratorio mentre disputava la Parigi-Roubaix. Due anni prima era morto, investito da una moto durante la Gand-Wevelgem, un altro corridore belga, Antoine Demoitié. Ma è una lunga scia di sangue e di dolore quella che il ciclismo si porta dietro. La morte di Tony Simpson agonizzante sul Mont Ventoux al Tour del 1967 è forse l'immagine che più di ogni altra rappresenta il dramma, insieme a quella di Fabio Casartelli, esanime sul bordo di una strada al Tour de France del 1995. Il ciclismo italiano degli anni d’oro fu segnato anche dalla morte di Serse Coppi, fratello di Fausto, caduto nell'ultimo chilometro del Giro del Piemonte quando la ruota davanti si infilò nella rotaia del tram. Serse si rialzò e arrivò in albergo. Morì il giorno dopo per un’emorragia cerebrale. Nel 1965 il belga Stan Ockers, iridato della strada, resta ucciso sulla pista del velodromo di Anversa. E un altro belga da poco campione del mondo dei professionisti, il giovane Jean-Pierre Monserè, muore nel 1970 investito da una macchina che procede contromano. Nel 1984 il campione portoghese Joaquim Agostinho per evitare un cane che gli taglia la strada, durante il giro dell'Algarve sbatte la testa. Al Giro d’Italia nel 1986 muore dopo una caduta il neo-professionista Emilio Ravasio e nel 2011 il belga Wouter Weylandt cade e muore durante la terza tappa. Ancora vittime italiane in corsa: Alessio Galletti, morto nel 2005 su una salita delle Asturie, e Thomas Casarotto nel 2010, centrato in pieno da un'auto mentre correva il Giro del Friuli.
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