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Guardalo, Schumi sembri proprio tu
Chissà se Michael ha visto. Chissà, magari insieme a Jean Todt, l’amico di sempre, ha esultato davanti alla tv quando il suo bambino, il suo Mick, ha tagliato il traguardo della gara di F2, cogliendo la prima vittoria di una carriera che, scommettiamo, ne vivrà tante altre. A noi piace pensare che il Monumento della Formula 1 abbia capito cosa il sangue del suo sangue ha fatto, 15 anni dopo di lui, sulla stessa incantata pista magi ara.
E’ bello che la dinasty degli Schumacher si perpetui a trecento all’ora, un Dna impastato di classe, coraggio, sangue freddo. Il ragazzino, ovviamente, deve ancora farsi le ossa, ma in una Formula 1 che sta decisamente aprendo al nuovo che avanza (Verstappen, Leclerc...) il nome nuovo e più fascinoso potrebbe essere proprio quello di Mick.
Il Dna può essere una condanna, ma anche un valore aggiunto. Così, dire Mazzola o Maldini nel calcio, Borg nel tennis o Verstappen nella F1, è da sempre sinonimo di una stessa poesia, quella raccontata dai padri e oggi tramandata dai figli. E l’estate che pian piano si avvia verso il tramonto ha raccontato diverse, bellissime storie. Come quella della medaglia d’oro di Larissa Iapichino, 17 anni, neocampionessa europea Under 20 nel salto in lungo e figlia di papà Gianni, ex saltatore con l'asta, e mamma Fiona May, anche lei medaglia d'oro nella stessa manifestazione nel 1987 e poi icona assoluta dell’atletica leggera italiana. Daniel Maldini, giocatorino già tutt’altro che banale, Timothy Weah, Federico Chiesa sono le altre storie che il calcio, romanzo infinito, ci sta raccontando.
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