Il presidio
Federica e l’immensa lezione di campioni senza età
STEFANO TAMBURINI
Ci sono brividi d’oro e d’orgoglio e brividi che valicano anche l’immensità di saper unire un’Italia divisa su tutto. Quando ci sono Mondiali, Europei e Olimpiadi va così ed è bello che sia così. Ma, non ce ne voglia uno come Gregorio Paltrinieri, che prima fa i Mondiali nelle acque di mare e poi stravince quelli in piscina, una come Federica Pellegrini è oltre. Non c’è mai stata atleta più forte di lei, dalle nostre parti, va detto senza mancare di rispetto a Sara Simeoni, Valentina Vezzali o Deborah Compagnoni.
Federica è come Roger Federer nel tennis, come Valentino Rossi in moto. Ieri se fosse arrivata quarta si sarebbero comunque alzati tutti in piedi e l’avrebbero applaudita come per una vittoria. Un po’ come accadde con la canoista Josefa Idem all’ultima delle sue apparizioni olimpiche, nel 2012 quando aveva 48 anni. Il suo ultimo colpo di pagaia fu un abbraccio alla leggenda e anche se il podio sfumò per la miseria di 32 centimetri, un niente, quel che accadde dopo valse più di un oro: tutte le atlete andavano da lei a complimentarsi e anche durante la premiazione, quando i 20 mila in tribuna la videro passare, si alzarono in piedi a batter le mani.
A Federica ieri sarebbe andata così ma lei non ha avuto bisogno di quella medaglia virtuale. No, su quei 200 metri stile libero, si è presa quella vera, l’ottava in otto edizioni dei Mondiali: quattro volte oro, tre volte argento e un bronzo. Prima che arrivasse lei era il deserto, di medaglie e di attenzioni. Era il 2004 ed eravamo ad Atene ed era da 32 anni che non vedevamo salire una bandiera italiana sul pennone di una premiazione olimpica femminile del nuoto. Ogni volta bisognava ricordare l’argento e i due bronzi di Novella Calligaris a Monaco 1972. Solo quattro anni prima di Federica, nel 2000, era arrivato il doppio oro di Domenico Fioravanti. Insomma, prima il nuoto femminile era a zero. E questo, purtroppo, non è stato sempre ben presente, anche nei giorni meno radiosi, quelli dell’Olimpiade londinese del 2012, chiusi con un quinto posto. Il festival della cattiveria, incentrato sui cambi di allenatori e di fidanzati, fu particolarmente pressante con tanta ironia sugli spot tv come se fosse un torto massimizzare, anche economicamente, l’essere brava. L’Italia è uno strano paese, dove ai calciatori tutto (o quasi) è permesso ma c’è la tendenza a pensare che gli altri atleti debbano essere per forza un mix fra santità e modestia.
Federica aveva 16 anni la prima volta che la videro aggirarsi dalle parti di un podio olimpico. Il 5 agosto compirà 31 anni e vederla piangere di gioia mentre stava dicendo che questo è il suo ultimo Mondiale, fa capire molte cose. Soprattutto per le parole del dopo, quel suo dire che «a me piace fare fatica per poi raccoglierne i frutti». È la stessa cosa che ti dicono Valentino Rossi, Roger Federer e tutti quelli come loro. Lavoro, lavoro, lavoro: una lezione nel momento della gloria. —
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