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Primo non prenderle, fare gol non basta: ora l’imperativo è alzare il muro dietro

Alessandro Guerrieri
Matthijs de Ligt in campo a Singapore con la Juventus
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Matthijs de Ligt in campo a Singapore con la Juventus

Le grandi squadre stanno tornando a investire nei difensori. Dall’Italia ’82 al Milan di Sacchi, le grandi vittorie costruite con la retroguardia 

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Tre anni fa, di questi tempi, il calciomercato fu scosso dalla notizia dei 60 milioni di euro pagati dal Manchester City per John Stones, promettente difensore dell'Everton, ma non certo un califfo. Era la cifra più alta mai pagata per un giocatore di terza linea, sembrava un’enormità ed invece ha segnato l'inizio di un trend che ha raggiunto il suo apice in questa sessione di calciomercato. Ben lo raccontano i 75 milioni spesi dalla Juventus per vestire di bianconero Matthijs de Ligt e i quasi 90, 89 a voler essere precisi, dallo United per Maguire.

Con i difensori si vince
Cifre inimmaginabili appena pochi anni fa, quando gli investimenti milionari erano riservati esclusivamente alle punte da 20 reti a campionato. Adesso non è più così, il mirino degli addetti ai lavori si è spostato; finalmente si è capito che anche un grande difensore fa la differenza . Del resto di punte che segnano è pieno il mondo, non per niente stanno ancora cercando una squadra bomber del calibro di Icardi, Higuain, Lukaku e Dzeko, mentre per trovare un centrale in grado di evitarli serve il classico “lanternino”. Ovvio che le quotazioni di quei pochi in grado di farlo schizzino all'inverosimile, a maggior ragione se in possesso di piedi educati, in grado di far partire l'azione da dietro, un po' come fa Bonucci nella Juventus. La verità, confermata dai fatti, è che nel calcio moderno gli attaccanti servono a fare abbonamenti e ad accendere i riflettori, ma le squadre vincenti si costruiscono dalla difesa. Il Real Madrid ha Sergio Ramos, la Juventus l'inossidabile Chiellini, il Bayern Monaco Alaba e, adesso, il campione del mondo Lucas Hernandez, il Barcellona Piqué. Esempio lampante il Liverpool: i “Reds” adesso sono una delle tre squadre più forti del mondo, ma hanno fatto l'ingresso trionfale nel “gotha” del calcio planetario con l'arrivo di Virgil Van Dijk, l'olandese preso un anno e mezzo fa dal Southampton a peso d'oro: 85 milioni di euro. Una valutazione che fece sorridere il mondo intero, ed invece con lui al centro della retroguardia il Liverpool ha centrato due finali di Champions, vincendo l'ultima, ed un secondo posto in Premier League, conquistando la bellezza di 97 punti.

L'Italia dell'82
Del resto, per capire quanto il reparto arretrato sia fondamentale nell'economia di una grande squadra basta scorrere la storia di questo meraviglioso sport che è il calcio: negli anni '60 l'Inter di Helenio Herrera dominò il mondo intero poggiando su una difesa di granito, capitanata da quel califfo che era il compianto “Armandino” Picchi, due decenni dopo toccò al Milan stellare di Arrigo Sacchi. Vero che i rossoneri disponevano di Gullit e Van Basten, ma l'architrave dei tanti successi del “Diavolo” fu la linea maginot composta da Maldini, Costacurta e Baresi. E che dire della nazionale azzurra campione del mondo dell'82 ? Ok “Pablito” Rossi, ma senza Scirea, Collovati e Claudio Gentile - ricordate la maglia di Zico fatta a brandelli dal difensore nato in Libia ? -, Zoff non avrebbe mai alzato la mitica coppa del mondo. Lo stesso vale anche uscendo dal giardino di casa: il Bayern di Monaco degli anni '70, capace di vincere tre coppe dei campioni di fila, aveva in Franz Beckenbauer, prototipo del difensore moderno, il suo giocatore più rappresentativo.

In un contesto del genere, non è poi un caso che l'Olanda di Johann Cruyff, forse la squadra dal gioco più bello di sempre, non riuscì mai ad alzare un trofeo; del resto davanti al pittoresco portiere Jongbloed c'erano difensori buoni ma non eccezionali come Suurbier, Rijsbergen ed Arie Haan. —
 

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