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UN CICLISMO CHE NON C’E’ PIú 

Come eravamo... a pedali: «In gruppo c’era affetto Adesso solo smartphone»

Stefano Fiori
Come eravamo... a pedali: «In gruppo c’era affetto Adesso solo smartphone»

Ex corridori, meccanici, addetti ai lavori ospiti di Di Basco «Quando feci cadere un avversario e mi arrestarono»

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A differenza di altri sport il ciclismo è abituato a ritrovarsi spesso in festosi raduni di ex-corridori e addetti ai lavori, specialmente durante i mesi invernali. Stavolta però una riuscita e suggestiva festa si è svolta in piena estate, nel buen retiro dell'ex professionista pisano Alessio Di Basco all'interno della pineta di Marina di Vecchiano. A fare gli onori di casa hanno provveduto Di Basco, l'ex-ciclista e fotografo molto reputato (ha lavorato per i team professionistici Astana, Lotto-Soudal e Bardiani-CSF) Massimo Salvadori e l'ex ciclista Rames “Gianni” Cafissi, quattro volte sul podio dei campionati toscani su pista e solo per sfortuna non medagliato agli italiani e ai mondiali, sempre su pista. Assai folto e qualificato il gruppo dei partecipanti alla serata, con la squisita cena a base di pesce preparata dal giovane cuoco italo-croato Manuel Rakanovic.

Tra gli ospiti l'ex-ciclista e attuale Radio Corsa internazionale Massimo Capocchi, il meccanico della nazionale italiana di ciclismo Stefano Scarselli, il “meccanico dei meccanici” Roberto Lencioni, più noto come Carube, Umberto Benassini, Stefano Mazzoni, l'ex ciclista Alessio Lucchesi, campione toscano dellla crono e su pista, Domenico Carlucci, tecnico delle squadre toscane per la pista e per le cronometro, Gianfranco Barghini, l'ex-ciclista pisano Stefano Conticini, più volte vincitore di campionati toscani su pista, Rino Bardi, l'ex-professionista di Casciana Terme Enrico Galleschi, Claudio Vanni, Omar Nappini,due volte campione toscano tra i dilettanti individuale e a squadre, Valter Belluomini, il diesse Francesco Brocchini, Giovanni Menicucci, l'ex ciclista Massimiliano Lunardini, una delle ruote veloci più reputate tra i dilettanti negli anni'80 e Luca Sarti, ex-ciclista di valore che si è poi riciclato con successo nel motocross e nel podismo dove si è laureato campione italiano. Molto soddisfatto il deus ex machina Alessio Di Basco, 55 anni, che ha espresso le sue considerazioni: «Bella serata, che ci fa capire come il ciclismo di qualche anno fa fosse veramente uno sport che affratellava. Il ciclismo di oggi non mi piace più, tra i ciclisti non vi è più solidarietà e rispetto. Vedo troppi ragazzi chini per ore sui loro cellulari o simili, manca quel calore umano che noi sentivamo in passato». Una carriera professionistica protrattasi per 11 anni e costellata da 23 vittorie non è bastata a Di Basco per ritagliarsi un ruolo da big. Eppure il suo mentore, Ivano Fanini, ha spesso ripetuto che vedeva in Alessio le stimmate del fuoriclasse. «Lo so che Ivano mi stimava molto come tuttora io stimo lui. Evidentemente non sono risucito ad andare oltre certi miei limiti, però qualche bella soddisfazione me la sono levata, per esempio alla Vuelta 1994 quando vinsi la tappa di Santander precedendo sul traguardo due mostri sacri come Jalabert e Rominger».

Ma non tutti sanno che Di Basco è stato anche... galeotto in Australia... «Una storia incredibile. Era il 1987, al mio debutto tra i pro mi trovai a correre l'Herald Sun Tour in Australia, con il mio compagno di squadra Tomasini primo in classifica a due tappe dalla fine. Per farla breve si allearono australiani e inglesi per farci perdere, io fui avvisato e mi trovai in discesa con Mark Elliott, un inglese che stava favorendo gli australiani. Ci fu un battibecco e urtai il suo manubrio fino a farlo cadere e a provocargli la frattura di un braccio. All'arrivo mi vennero incontro un giudice di gara e un poliziotto che mi caricò su di una camionetta e mi portò in prigione, dove rimasi per una settimana. Sui giornali fu addirittura messa la mia foto con il titolo “Italian killer”. Ma non è finita qui: l'anno dopo tornai in Australia per gareggiare nella stessa corsa e all'aeroporto venne nuovamente a prelevarmi la polizia, per un'altra gitarella in gattabuia.... ». Il futuro di Di Basco è nuovamente nel ciclismo professionistico: «Sì, ad agosto guiderò il team Amore & Vita-Prodir di patron Ivano Fanini nel Giro del Portogallo, una gara che conosco benissimo avendo vinto due tappe nel 1995». Luci della ribalta anche per il re dei meccanici Roberto Lencioni, ovvero Carube, lucchese sessantenne che dopo un'onorevole milizia da ciclista nelle categorie minori ha poi scelto con grande successo la carriera di meccanico, al servizio di big come Bertoglio, Martinelli, Bitossi, Basso, Franco Conti, Visentini, Maertens, Argentin, Corti, Oersted, Vandi, Ballerini, Fondriest e Cipollini. Proprio al sodalizio con Re Leone è legato un curioso ricordo: «Era il 2002 e stavamo preparando il Tour con Cipollini. Di ritorno da Bologna in auto imboccai il tunnel della Collina, sulla strada statale Porrettana poco prima di Pistoia, a oltre 90 km orari per sorpassare un camion che stava perdendo il suo carico. Il limite in galleria era di 40 e all'uscita del tunnel trovai una pattuglia di vigili urbani di Pistoia che subito mi contestò l'infrazione. Io dissi di non avere la patente con me e così mi salvai, poiché riportai il documento il giorno prima di partire per il Tour, dove la patente non mi sarebbe servita». Prato è invece nel destino di Enrico Galleschi, pisano di Casciana Terme, sette anni tra i pro e una sola vittoria.«Ho vinto nel 1991 il GP Industria e Commercio di Prato, e lì ho conosciuto mia moglie Antonella. Oggi vivo e lavoro a Prato....»

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