Italia
La domenica dell’Highlander Roger Il mondo lo spinge contro Djokovic
Lo svizzero va a caccia del suo non titolo nel torneo inglese Nole in vantaggio per 25-22 ma il Federer attuale sembra in condizione davvero perfetta
LONDRA. A 37 anni e 11 mesi, Roger Federer regala ancora delizie. Non solo doma Rafa Nadal, dopo una intensissima partita di quattro set e tre ore di emozioni, portando a 16 i successi nei confronti diretti contro il grande rivale (contro 24 sconfitte). Non solo si ripresenta in una finale Slam, la numero 31 della sua fantastica carriera, la dodicesima a Wimbledon, dove ha già vinto 8 titoli-record, sedici anni dopo il primo, nel 2003, quand’ha aperto la collezione-ancora record di 20 trofei nei Majors. Non solo si ripropone alla sfida decisiva, peraltro ai Championships, contro il numero 1 e campione uscente, Novak Djokovic, nel loro 48 confronto, con Nole in vantaggio 25 vittorie a 22, nella loro quinta finale Slam, finora una vinta (Us Open 2007) e tre perse (Wimbledon 2014 in cinque set e ancora a Wimbledon e Us Open 2015). Il Magnifico va oltre. La sorpresa che ci regala non è che, a praticamente 38 anni, sia ancora un grandissimo atleta, potente, reattivo, resistente, veloce, con due piedi fenomenali e un colpo d’occhio fantastico, la sorpresa è che esista un Federer operaio, umile, che si concentra sulla risposta e sulle seconde di servizio. Che ci sia un Federer più freddo che mai, che lascia andare un set secco, il secondo, dopo aver subito il break. Che sia possibile un Federer ancora più glaciale che non fa una piega davanti a quattro match point mancati e alla terrificante palla-break che rischia di rimettere tutto in discussione, sull’eventuale 5-5 del quarto set. Che possiamo vedere un Federer filosofo, che non sa davvero perchè succedano certe cose: «Voi giornalisti siete convinti che noi siamo in controllo delle situazioni, ma non è così. E tutto può sempre cambiare ancora, in un attimo». Ma che, lascia ancora di stucco i 15mila del Centre Court e chissà quanti milioni di telespettatori nel mondo con le invenzioni balistiche del suo incredibile arsenale di colpi senza tempo, che fanno spellare le mani al suo primo tifoso, Rod Laver, in tribuna: dal rovescio in back alle volèe, di tutti i tipi. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google