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Teunissen, un Jumbo in giallo. Viviani è il primo degli italiani
Brutta la prova dei team guidati da Aru e Nibali, chiamati a uscire allo scoperto giovedì quando ci saranno i primi fuochi d’artificio con la frazione in salita
BRUXELLES. La cronosquadre disputata lungo i vialoni della gotica Bruxelles, su un tracciato di 27,8 chilometri, esalta la forma straordinaria, i sincronismi collaudati e il ritmo vertiginoso del team Jumbo-Visma. Lo stesso della maglia gialla Mike Teunissen, l'olandese che sabato - nemmeno tanto a sorpresa - si è vestito di giallo, beffando al fotofinish il pluridecorato slovacco Peter Sagan. . Sembrava e doveva essere un lampo sotto il cielo perennemente grigio della capitale belga, invece Teunissen e compagni si sono confermati anche contro il tempo, firmando il tempo di 28'57” e volando alla media di 56,5 chilometri orari. Nessuno come loro. Una prestazione formidabile, di fronte alla quale anche una super squadra attrezzata per qualsiasi prova, come la Ineos di Thomas e Bernal, ha dovuto alzare bandiera bianca, accusando un ritardo di 21”, ma precedendo a sua volta di 1” la Deceuninck Quick-Step di Elia Viviani.
La Sunweb, orfana di un cronoman di razza come l'olandese Tom Dumoulin, ha pagato 26” ai vincitori, mentre la Bahrain-Merida si è piazzata nona, con un ritardo di 37”. Molto meglio delle ultime esibizioni, grazie anche alla presenza di un fuoriclasse come Rohan Dennis e di due atleti che si difendono bene contro il tempo come i siciliani Damiano Caruso e Vincenzo Nibali. La Jumbo-Visma è stata perfetta fin dai primi chilometri, dopo che Ineos era rimasta in vetta a lungo, facendo assaporare al trentino Gianni Moscon anche la maglia gialla (era lui il miglior piazzato). Un sogno svanito non appena si è percepita la consistenza - ma soprattutto la frequenza delle pedalate - dell'exploit della squadra olandese, davvero scatenata.
Già dal primo rilevamento cronometrico, Ineos ha perso lo scettro del comando, quindi ha visto aumentare il proprio ritardo chilometro dopo chilometro. Conti alla mano hanno pagato tutti, rispetto all'attuale maglia gialla: da Nibali (36”) a Uran (27”), da Pinot (31”) a Fuglsang (40”), idem Adam Yates.
Male la UAE di Aru, che ha chiuso a 1'02” dai vincitori, ma anche la Movistar di Mikel Landa, Alejandro Valverde e Nairo Quintana (1'04”), così come la Trek Segafredo del tasmaniano Richie Porte (1'17”) e la AG2R di Romain Bardet (1'19”). Giovedì, nell'arrivo sulla Plance des Belle filles, dovranno scalare non solo le salite della quinta tappa, ma soprattutto le posizioni in classifica. Per loro il Tour de France è cominciato male. Intanto Teunissen si concede ai microfoni ed ancora non crede a questo inizio della Grande Boucle.
«Ieri (sabato, ndr) era un sogno, oggi (ieri, ndr) anche. È stata dura, siamo partiti molto bene abbiamo fatto un ottimo lavoro fin dall’inizio. Mi sentivo bene». Super Mike con la parlantina tipica di chi non riesce ancora a credere al suo presente, continua. «Sapevamo di essere i più veloci, era un nostro obiettivo vincere, ma ancora non ci credo. Con questa maglia si vola, è veramente bello. Sappiamo che il livello era molto alto, e poi Dylan (Groenewegen, ndr) al sabato era caduto - ha aggiunto il corridore olandese -. Abbiamo dato il meglio di noi stessi, io ero in maglia gialla e avevo una motivazione extra. Siamo andati forte dall’inizio alla fine. Siamo otto corridori forti, ringrazio tutti in squadra per il duro lavoro». —
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