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Alcune cose su Feliciano
Il weekend memorabile di Lopez, tennista seduttore che a quasi 38 anni ha trionfato al Queen's in singolare e in doppio (con Murray). Ha già anunciato il ritiro, ha un nuovo lavoro in arrivo ma intanto vince
Feliciano Lopez ha più di trentasette anni e sta per smettere di giocare. Ha fatto una bella carriera (highlights: numero 12 del mondo, due trionfi in Coppa Davis con la Spagna, palmares di altissimo livello in doppio). Judy Murray, mamma-allenatrice di Andy, lo chiama vezzosamente Deliciano e qualcuno in passato ci ha pure ricamato sopra, sostenendo (ma è roba da gossip, eh) che Andy si fosse persino ingelosito. Il punto, con Feliciano, è che lui può giocare bene quanto vuole, tanto sui titoloni ci finisce per altre cose. Tipo che lui è considerato da anni il sex symbol del circuito. Tipo quando è finito il suo matrimonio con la modella Alba Murillo, la quale ha parlato di essere stata tradita da Lopez con almeno 200 donne. Commento del campione: “Duecento? Niente male”.
Dai Feliciano-Deliciano, non smettere, rendici feliciani e deliziaci ancora. Glielo chiedono tutti ma lui ha già deciso. E la cosa è talmente certa che Lopez ha già un lavoro per l’anno prossimo, un lavoro importante. Sarà il direttore del torneo Masters 1000 di Madrid, una carica vera, di prestigio e di effetto.
A questo punto della storia irrompe in scena il torneo del Queen’s di Londra, sull’erba amatissima da Lopez, che è uno spagnolo decisamente atipico. E cosa combina Feliciano? Vince il torneo. Siccome una coppa non gli bastava, ne ha prese due: singolare e doppio, quest'ultimo in coppia proprio con Andy Murray che sta testando la possibilità di tornare operativo agonisticamente. Che storia, ragazzi. Sembra un film: lui sta per ritirarsi e vince tutto. A Londra ha vinto sempre soffrendo _ perché altrimenti che trama da film sarebbe? _ con Fucsovics 64 al terzo, con Raonic 76 al terzo, con Auger-Aliassime 64 al terzo e in finale con Gilles Simon, un altro di lungo corso, per 76 al terzo. Felice, stanco e bellissimo, prima di giocare anche la finale del doppio si è visto consegnare il trofeo e ha detto alcune cose che vale la pena riepilogare.
Punto primo. “Praticamente sono il primo direttore di torneo a vincere un altro torneo. Non ci avevo pensato. Ho imparato molto dal Queen’s, è uno dei migliori del circuito. Spero di portare a Madrid l'anno prossimo, molte cose che ho visto qui".
Punto secondo. “Devo ancora giocare la finale del doppio. Sono un po’ stanco adesso, parlerò con Andy, gli dirò che deve pensare a tutto lui. Non muovetevi dal campo, vi offriamo dei Pimm's nell'attesa".
Punto terzo. “Fatemi dire due parole per Sandra, la mia futura moglie. Ehi Sandra, non avevi mai sentito parlare di questo tennista mancino, non avevi nessuna idea del tennis e quando ci siamo incontrati non facevo altro che perdere. Oggi ti ho dimostrato che si può anche vincere e non vedo l'ora che sia settembre”.
Nota per il lettore: il Pimm’s è un superalcolico molto londinese, roba da upper class: lo servono a Wimbledon, alle corse di galoppo, ai tornei di polo e alle feste delle università. Ingredienti: gin, chinino e un mix di erbe. Ma il punto, come sempre, è dato dalle proporzioni e dalla preparazione. Come mescolarli? È questo che fa la differenza. Come per un tennista seduttore, che viene dal rosso eppure brilla sull’erba, che dirige eppure gioca, che smette eppure vince.
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