MANCIO L’ALCHIMISTA HA RITROVATO L’ITALIA
Un’Italia che piace quella di Roberto Mancini. La gara con la Bosnia è infatti un concentrato di quello che dovrebbe essere il calcio. Prima la sofferenza, gli slalom di Dzeko, le infilate in velocità accompagnate dai boati del pubblico ospite capace di trasformare lo Stadium in un rione di Sarajevo. Poi la rabbia, il coltello tra i denti e gli occhi della tigre, i garretti di Jorginho che guadano la mediana e il capolavoro di Insigne. Infine il trionfo, le lancette del cronometro che corrono più veloci, i falli tattici dei bosniaci in debito d’ossigeno, Mancini che si sbraccia dalla panchina e Verratti che insacca. La festa e i tre punti che spalancano le porte all’Europeo 2020, quello che inizierà proprio in Italia tra un anno. Un libro con tutti i capitoli al posto giusto, una sequenza da manuale dello sport. Senza esagerare, siamo sicuramente in presenza di una operazione riuscita: quella di restituire agli italiani una Nazionale che ha un gioco e anche un’anima. Non era facile riuscirci in un anno di lavoro, peraltro a singhiozzo e con le consuete tappe forzate di una stagione modellata a uso e consumo dei club. Ma è proprio a un club, a una squadra da torneo lungo, che questa Nazionale somiglia sempre di più. E qui il ruolo di un tecnico è sicuramente decisivo.
Enfasi a parte, sono i numeri a raccontare l’Italia dell’era Mancini. Quattro vittorie su quattro nelle gare di qualificazione agli Europei, 610 minuti consecutivi senza prendere gol, una sola rete subita nel gruppo e ben tredici segnate. In poco più di dodici mesi, nelle tredici partite da commissario tecnico, un ruolino di marcia fatto di 7 vittorie, quattro pareggi e due sconfitte. Mancini ha individuato una strada che passa attraverso il gioco e una serie di punti fermi: la catena di distribuzione Verratti-Jorginho-Barella, il centravanti-boa che crea spazi, la fantasia di Insigne, l’equilibrio in difesa tra esperienza (Bonucci e Chiellini) e freschezza (Emerson, Gianluca Mancini, Romagnoli), la sana competizione tra portieri (Donnarumma un passo avanti ma Sirigu sempre pronto). In fondo poche cose ma tutte frutto di scelte, dando priorità alle idee che camminano sulle gambe degli uomini prima ancora che alle contingenze. Un anno fa mancava il gol, poi è mancato il gol dei centravanti, adesso l’Italia segna più di tutti e vanno a rete anche gli attaccanti. E non è certo per caso. —
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