Il presidio
Luca Tronchetti racconta Moriero la grande ala in nerazzurro
LUCCA. Il calcio come fenomeno di riscatto sociale vissuto sempre con gli occhi del bambino che dava calci ad una palla di stracci nel pianerottolo o nel cortile del condominio. Lui ce l’ha fatta: è arrivato a giocare in serie A nella squadra della sua città, ha militato in club titolati, ha vinto una Coppa Uefa, ha conquistato la maglia azzurra e ha disputato un mondiale. Una conquista quotidiana che non lo ha cambiato facendolo restare umile e modesto. “Kekko, passa la palla”, scritto da Luca Tronchetti, redattore de Il Tirreno, e Luca Carmignani ed edito da DBS, è la biografia di Francesco Moriero per i suoi primi cinquant’anni presentato il 1 giugno a Telese Terme e che dal 12 al 14 giugno farà il giro della Puglia (Mesagne, Trani e Lecce). Chi non ricorda negli anni Novanta le sue notevoli doti tecniche, le corse lungo la fascia, i dribbling ubriacanti, i cross, le reti splendide, magnifiche, mai banali, come quelle in rovesciate con la maglia azzurra o con l’Inter. Duecentotrenta pagine che ripercorrono la vita e la carriera dell’ultima vera ala di fine secolo. Le interviste ai suoi maestri di calcio e quelle ai suoi compagni campioni - da J. Zanetti a Totti, da Recoba al Cholo Simeone, da Bergomi a Pagliuca, da Di Biagio a Giannini – testimoniano il carattere dell’atleta che riconosce i grandi assoluti del football e si mette a loro disposizione. L’umiltà che trasuda nel gesto dello Sciuscià, che a va a lustrare gli scarpini di Ronaldo o di Bobo Vieri in occasione dei gol che lui stesso propizia, è il marchio di fabbrica di Kekko Moriero. Tra le interviste non poteva mancare quella con il suo migliore amico: il nuovo allenatore dell’Inter, Antonio Conte. Lui, che all’Inter ha vissuto il momento più alto della sua carriera, assicura gli interscettici: «Dategli fiducia, non ve ne pentirete». —
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