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Fabio Fognini ora è il numero 10 al mondo Panatta: «Ma non paragonatelo a me»
Fabio Fognini sara il numero 10 al mondo. È il terzo giocatore italiano, nell’era open, dopo Panatta (4) e Barazzutti (7) a conquistare la top ten.
L’azzurro unisce un talento straordinario all’anarchia, nel suo caso intesa come qualità, capacità di inventare, stupire e sorprendere, ma talvolta anche di distruggere e di distruggersi. Qualcuno l’ha definito il nuovo Panatta ma lo stesso Adriano non è d’accordo. «Non mi sembra giusta la definizione di Fognini come nuovo Panatta e tra l’altro nuovo mi sembra assurdo perché ha 31 anni e non si tratta certo di un pischello», spiega l’ex numero quattro al mondo che nel 1976, anno per lui magico, vinse gli Internazionali d’Italia, la Coppa Davis e diventò il re di Parigi. «Andiamoci piano con i paragoni ma voglio fargli i complimenti perché Fabio ha vinto il torneo di Montecarlo che è un Master 1000 superando in semifinale addirittura Nadal. Credo che si sia vista la differenza tecnica tra uno che gioca bene a tennis ed un altro che gioca meno bene ma ha un’intensità unica. Tecnicamente significa che Fabio con la racchetta è capace di fare più cose degli altri, non che è più forte di Djokovic o Nadal, ci mancherebbe altro, loro sono dei campioni straordinari però la sua mano è migliore, tutto qua».
Nessuno, però, ora potrà più mettere in dubbio che Fabio Fognini è il più forte giocatore italiano degli ultimi 35 anni, dopo quella fantastica generazione degli anni Settanta. Quel “numerino magico” come lo ha definito lui stesso, è lì a certificarlo: numero dieci del mondo. Potrà non piacere e talvolta ha atteggiamenti sopra le righe, ma la qualità del suo tennis non si discute. Con buona pace di tutti i se e i ma che da anni lo accompagnano. A Montecarlo la vittoria è arrivata dopo diversi episodi che hanno caratterizzato, nel corso del torneo, il successo finale di Fabio e Panatta non intende affatto sminuirlo. «I ribaltoni a volte sono casuali – commenta il fuoriclasse romano e cita come esempio sé stesso e le sue vittorie più prestigiose nel 1976 – A Roma al primo turno ho annullato undici match point a Warwick ed a Parigi sempre al primo turno ne annullai uno ad Hutcka, parlo di tornei che poi avrei vinto. Quindi quello che ha fatto Fognini succede; ad un certo punto accade qualcosa e lo abbiamo visto con Fabio contro Nadal».
Potrebbe vincere di più il talento di Arma di Taggia? Certo. Ma a guardare sempre ciò che non ha fatto si rischia di dimenticare il valore di ciò che ha fatto e potrà ancora fare nella parte conclusiva della sua carriera. Perché non finisce certo qui e lo confermano le sue parole: «Raggiungere la top ten è un po’ il compimento di un sogno. Mi rivedo bambino sul campo da tennis con la racchetta più grande di me e penso: ne ha fatta di strada quel bambino. In questo momento sono felice e il ringraziamento va alla mia famiglia, a mia moglie e mio figlio, agli amici e a tutte le persone che mi sono sempre state vicino. Sarà emozionante vedere il numero 10 accanto al mio nome. Questo è un piccolo grande tassello che si aggiunge ad altri e mi spinge a continuare a dare tutto me stesso per questo sport che amo».
E gli elogi per Fabio arrivano da un altro mito del tennis, Novak Djokovic. «È uno dei giocatori più talentuosi nel circuito già da anni, gli è mancata la costanza. Qualche anno fa è stato nei primi 15, e poi ha avuto alti e bassi. La terra è sempre stata la sua superficie preferita. Le cose stanno funzionando nell’ultimo anno e mezzo». –
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