Perdere dopo 311 minuti e... scrivere una lettera all'avversario
Stefanos Tsitsipas, astro nascente del circuito, a 21 anni dà una lezione di sportività: sconfitto negli ottavi da un grandissimo Stan Wawrinka, a fine partita lo omaggia con un lungo post. "È stato diverso da qualsiasi altra volta, da qualsiasi altra partita, da qualsiasi altro momento..."
Questa settimana non scrivo di tennis perché ho trovato qualcuno che l’ha fatto certamente meglio di me. Si chiama Stefanos Tsitsipas, ha ventun anni ed è appena stato eliminato negli ottavi di finale del Roland Garros. Era testa di serie numero 6 e aveva grandi speranze, ma ha incontrato un avversario un pizzico più bravo di lui (nel tennis il pizzico è fondamentale, gente) e ha perso. Di un soffio. Risultato finale: 7-6 5-7 6-4 3-6 8-6. L’ha battuto un campione maturo e in risalita: lo svizzero Stan Wawrinka, il rovescio più emozionante del circuito.
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La partita è durata cinque ore e undici minuti ed è stata splendida; le cronache hanno già rispolverato l’aggettivo “epica”. Alla fine, fatta la doccia e recuperato un minimo di forze, Stefanos si è messo a scrivere. Ecco che cosa ha postato sui social.
«Oggi ho provato qualcosa che non riesco ancora a spiegare. Oggi è stata la prima volta in tutta la mia vita, nei miei vent'anni di esistenza, che ho sentito quell'aura, il vero significato della parola competizione. La sentivo diversa da qualsiasi altra volta, da qualsiasi altra partita, da qualsiasi altro momento sul campo da tennis.
C'è qualcosa di oggi che non sono in grado di realizzare. È una sensazione che mi fa apprezzare lo sport che ho scelto di praticare nella mia carriera. Il sapore amaro di questa sconfitta è qualcosa di indefinibile.
Caro Stan, queste sfide rendono il nostro sport unico. È una sensazione che è raro trovare nel mondo in cui siamo. È qualcosa di raro. Abbiamo entrambi faticato, entrambi abbiamo superato i nostri limiti, tutti e 2 abbiamo avuto la fortuna che la nostra sorte venisse decisa qui ed oggi, dopo cinque ore di sofferenza fisica e mentale.
Non so davvero se ciò che provo adesso sia una sensazione positiva o negativa. Ma oggi ho imparato qualcosa che nessuna scuola, nessuna classe, nessun insegnante sarebbe in grado di spiegare. Si chiama vita.
(Stefanos Tsitsipas)».
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