La Serie A parla straniero: Pallotta guida la Roma, il Bologna è di un canadese e all’Inter ci sono i cinesi
Sono stati i giallorossi, nel 2011, ad aprire la strada all’ingresso di capitali extranazionali
ROMA. La serie A parla sempre più straniero. Se andrà in porto il passaggio della Fiorentina dalla famiglia Della Valle al miliardario americano di origini calabresi, Rocco Commisso, anticipato dal New York Times, si amplierà il numero di club del calcio italiano in mano a proprietà estere. . È stata la Roma, nel 2011, ad aprire la strada all’ingresso di capitali extranazionali, in particolare dal Nord America.
Thomas Di Benedetto è il primo presidente made in Usa. Nel 2015 ha ceduto il suo pacchetto azionario a James Pallotta.
Nel 2013 l’Inter è acquistata dal magnate indonesiano Erick Thohir. Il club nerazzurro dal 28 giugno 2016 è passato in mani cinesi, con la proprietà della società privata Suning.
A proposito di club storici non più italiani, dal 2014 il Bologna parla con accento straniero, quando è stato rilevato da Joe Tacopina, 46 anni, avvocato italo-americano, già ex vicepresidente della Roma statunitense.
Nella sua cordata anche il magnate canadese dei latticini Joey Saputo (di padre siciliano). Nel 2015, dopo la promozione in A, Tacopina lascia. Così il patron diventa Saputo, già azionista di maggioranza.
Nel 2017 è la volta del Milan, ceduto da Berlusconi all’imprenditore cinese Li Yonghong, magnate nei settori del packaging e delle miniere. Nel luglio 2018 il fondo d’investimento statunitense Elliott è subentrato nella proprietà rossonera dopo il mancato rimborso dei 32 milioni di euro anticipati da Elliott per un aumento di capitale.
Nell’orbita cinese, nel 2017, era entrato anche il Parma, allora in serie B. Presidenza a Jiang Lizhang, magnate della Desport, società leader nel campo dello sport business. Ad ottobre 2018 è subentrata la cordata “Nuovo Inizio Spa” formata da imprenditori parmigiani ed il club è tornato tricolore.
Lasciata Bologna, ma non il calcio italiano, Tacopina si è rilanciato come presidente del Venezia dove, nel 2015, è ripartito dalla serie D, dopo il naufragio del progetto russo di Yuri Korablin. Ora il club lagunare è in B, sempre con Tacopina presidente
D’altra parte, negli altri tornei europei più importanti il massiccio apporto di capitali esteri è la norma. A cominciare dalla Premier League, dove su 20 club solo sei sono in mani inglesi, con una netta prevalenza di Stati Uniti, Russia e Cina. Solo per citarne alcuni: Abramovic è proprietario del Chelsea, la famiglia Glazer del Manchester United, Katharina Liebheer del Southampton, Tom Werner del Liverpool.
In Francia dal 2011 è di proprietà qatariota il Psg (la società proprietaria è la Qatar Qatar Sports Investments, il presidenteNasser Al-Khelaïfi), mentre il Marsiglia dal 2016 è statunitense (Frank McCourt).
In Spagna, oltre al Granada della famiglia Pozzo, il Malaga appartiene ad un investitore del Qatar (Abdullah Al Thani), mentre il Valencia è di un magnate di Singapore (Peter Lim). —
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