Il presidio
Empoli, che bravo "nonno" Aurelio. Cholito simbolo del disastro viola
Aurelio Andreazzoli potrebbe firmare l’impresa: tornato sulla panchina azzurra ha rivitalizzato le speranze di restare in serie A. I 4 squilli al Torino sono il segnale
10. AURELIO ANDREAZZOLI (Empoli)
Ha 65 anni, qualcuno in più dell’età media degli inquilini sulle italiche panche. Per questo lo chiamano nonno Aurelio. Non è un’offesa, anzi. Però potrebbe far pensare a una qualche fragilità, o magari a una mentalità fin troppo prudente e cadenzata. Nulla di più sbagliato. Aurelio Andreazzoli ha ripreso in mano le redini dell’Empoli con piglio giovanile condito da una spruzzata di saggezza. Se lo salva, gli devono fare una statua. Intanto, 4 pappine al Toro.
9. NIBALI CONTI (Giro d'Italia)
Che Vincenzino Nibali abbia perso solo un minuto nella cronometro rispetto allo specialista Roglic, viene letto dagli esperti come un segnale di forza. Quando ci saranno le montagne, la musica cambierà e Nibali potrebbe mettere le mani (anzi le gambe) sul Giro d’Italia. Nel frattempo Valerio Conti continua la sua inebriante avventura in maglia rosa. Un momento interessante per il ciclismo tricolore. Se son pedali, spingeranno.
8. IL MANCHESTER CITY (Premier League)
Se avesse vinto anche la Champions, avrebbe fatto il quadriplete (quadruple in inglese, cuadruplete in spagnolo). Invece si è dovuto accontentare, si fa per dire, del triplete (treble in english). Alludiamo al terribile Manchester City, che sabato ha stravinto la FA Cup (6-0 al Watford nella finale) dopo essersi preso scudetto e Coppa di Lega. Micidiale mix: i petrodollari dell’emiro, la sapienza di Guardiola, gente come Sterling e Aguero. Very strong.
7. NADAL E PLISKOVA (Tennis)
Facile celebrare Rafa Nadal che non ha smentito la sua predilezione per il Foro Italico e ha preso a sberle Djokovic nella finale di Roma. Ma il tennis è uno sport che si declina anche al femminile e dunque riteniamo doveroso rammentare l’impresa di Karolina Pliskova, vincitrice del torneo donne. Il re spagnolo e la regina ceca sui fatali colli della Città Eterna. Di italiani, che ultimamente ci avevano abituato male, nemmeno l’ombra.
6. SERGIO PELLISSIER (Chievo) Il sei è per motivi di spazio e di affollamento di argomenti, ma la storia di Sergio Pellissier meriterebbe un dieci e lode. Attaccante generoso e sempre pronto a timbrare il cartellino nelle aree avversarie, ha concluso ieri la sua carriera (durata addirittura diciannove anni) nel Chievo. Anche quest’anno, nonostante che la carta d’identità indichi un quarantello, ha inzuppato quattro palloni. Una bandiera. Forse farà il presidente del Chievo retrocesso in B. Tanti auguri.
5. LUCIANO SPALLETTI (Inter) Spalletti, e ora? Un crollo così al San Paolo lascia davvero interdetti. Inter sbriciolata. Champions League a rischio. Buttiamo giù queste poche righe mentre il Napoli sta dilagando. 3-0, poi 4-0. Il gol di Icardi dal dischetto non fa altro che aggiungere amarezza all’umore già cupo dei tifosi nerazzurri. Chi se ne frega di un rigore quando perdi 4-0 e hai giocato una non-partita? Peraltro i tifosi sono adeguatamente vaccinati alle follie della loro pazza Inter, anche se ne farebbero volentieri a meno.
4. ZINEDINE ZIDANE (Real Madrid) Snoccioliamo con stupore numeri più unici che rari: il grande Real Madrid, sconfitto in casa dal modesto Betis Siviglia, ha concluso la Liga spagnola appena al terzo posto dopo aver collezionato ben 12 sconfitte in campionato. Appena 68 punti totali, a distanza siderale dal Barcellona campione. Insomma, un maxi fallimento. Ovviamente dal marasma non si salva Zinedine Zidane, che ha toppato nel suo ruolo di guida. Pare che la Juve lo stia monitorando. Bah.
3. MARC MARQUEZ (Motogp)
Scelta controcorrente. Ci togliamo rispettosamente il cappello di fronte alla scheggia spagnola, ma abbiamo in particolare antipatia coloro che rendono le corse monotone. Marc Marquez in tal senso è il primo della lista, in coabitazione con il degno sodale Lewis Hamilton in F1. Mai una sorpresa, mai un colpo di scena. Vincono sempre lorsignori. Non c’è scozzo. E la Ducati (come la Ferrari) è costretta a un ruolo secondario. Dicci, palla di vetro: finirà, prima o poi?
2. CESARE PRANDELLI (Genoa)
Dopo gli anni ruggenti di Firenze, non ne ha più imbroccata una. E ora il destino pallonaro, che spesso si diverte a inventare intrecci bizzarri, gli presenta una diavoleria: Prandelli si giocherà la sorte del suo Genoa, con un piede in B, proprio al Franchi, nello stadio che più lo ha osannato. Cesare deve vincere, trascinando al contempo i viola nel baratro. «Ave Caesar, morituri te salutant», dicevano i gladiatori prima del duello. Frase adatta alla dura circostanza.
1. GIOVANNI SIMEONE (Fiorentina) C’era una volta il Cholito, figlio del Cholo Simeone, grande campione e ora grande allenatore. C’era una volta un ragazzo di belle speranze che sembrava aver ereditato il talento del padre. Un predestinato, uno di quelli sulla cui carriera brillante ci puoi scommettere forte, magari non la casa, ma quasi. C’era una volta... Dov’è finito Giovanni il Cholito? Boh, lo stanno ancora cercando. Intanto è diventato uno degli emblemi della crisi viola.
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