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Sinner, al Foro Italico c’è una stella di 17 anni Il “Gallo” fa come Parola

Yannik Sinner, 17 anni, agli Internazionali d'Italia
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Yannik Sinner, 17 anni, agli Internazionali d'Italia

L’Empoli di Andreazzoli spera ancora, Nishimura maglia nera ad honorem Sconcertante la divisa a scacchi della Juventus, che caos attorno alla Viola

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10. JANNICK SINNER (Tennis)

Hai capito il ragazzino. Che non sia un talento banale si è accorto anche il caliente pubblico di Roma: a diciassette anni provateci voi a perdere a pallate il primo set contro un vecchio drago del court come Johnson e poi risorgere dalle proprie ceneri, liberando d’improvviso un braccio e delle diagonali che da tempo non si vedevano, in Italia. Il ragazzino altoatesino il suo torneo l’ha già vinto: e se non si fermasse qui? 9. ANDREA

9. ANDREA BELOTTI (Torino) Quando il calcio è davvero uno show, è davvero bellezza. Il “Gallo” non è nuovo a queste imprese “alla Parola” ma la rete che al 37’ della ripresa regala il successo al Torino in rimonta sul Sassuolo, è uno di quei capolavori che tutti i bimbi che rincorrono un pallone, in ogni parte del mondo, sognano di fare. Una rovesciata perfetta, come quella che Belotti aveva trasformato in gol già l’anno scorso sempre contro il Sassuolo. Magia.

8. MANCHESTER CITY (Premier League) Alla fine il ManCity di Guardiola vince (di un solo punto) lo scudetto inglese. Il secondo consecutivo e il sesto della sua lunga storia. Ma al di là dell’impresa dei Citizens, è da premiare anche il Liverpool che fino all’ultima giornata ha impegnato il ManCity in un avvincente testa a testa. Il calcio inglese, dopo il poker di finaliste nelle Coppe europee, segna un altro punto a suo favore: la Premier è davvero il campionato più bello ed equilibrato. Da prendere a modello.

7. AURELIO ANDREAZZOLI  (Empoli) Lo chiamano “nonno” Aurelio e con i suoi 66 anni è in effetti uno dei tecnici più maturi della Serie A. Ma lo spirito delle sue squadre e il suo modo di farle giocare e invece fresco e moderno. Prima cacciato dalla conduzione dell’Empoli, poi richiamato per tentare la mission impossible di centrare la salvezza, l’allenatore massese ieri a Marassi ha spavaldamente mandato i suoi ragazzi all’arma bianca per battere la Samp e continuare a sperare. Forever young.

 6. LIVORNO (Serie B)  Una stagione travagliata, la retrocessione in Serie C che per lunghissime settimane sembrava praticamente inevitabile, il proverbiale entusiasmo dei tifosi amaranto che andava via via scemando lasciando la squadra del presidente Spinelli in un cupo anonimato. Poi si riaccende una scintilla, arrivano un po’ di successi, le dirette avversarie zoppicano, inciampano, le distanze in classifica si accorciano. E poi ecco la salvezza all’ultimo respiro. Come una promozione.

5. MEHDI DI BOURABIA (Sassuolo) Il giocatore marocchino dei neroverdi avrebbe meritato anche meno se non ci fosse una mezza attenuante e, soprattutto, se in questo weekend sportivo non si fossero viste cose peggiori. Bourabia è già ammonito, poi al 27’ segna il gol del vantaggio sul Torino. E cosa fa? Per festeggiare si sfila (anche se non del tutto) la maglietta. Secondo giallo ed espulsione. L’arbitro è stato forse un po’ troppo fiscale, ma il Sassuolo gioca più di un’ora in dieci. E perde. Ingenuo (anche se ha 27 anni) per non infierire.

4. LA MAGLIA DELLA JUVE (Serie A) Lì per lì confesso che ho pensato che sul prato dell’Olimpico di Roma si fossero schierati undici fantini del Palio di Siena. Invece no, non era la contrada della Lupa, era la Juventus. Che “sfoggiava” la nuova maglia. Quella che (salvo ripensamenti e tumulti di piazza) indosserà per tutta la prossima stagione. Una cosa a scacchiera, senza più le storiche strisce (salvo una riga rosa in mezzo) che il club definisce «una scelta coraggiosa che rompe gli schemi». Cosa non si fa per il marketing.

3. FIORENTINA (Serie A) Tifosi che protestano e fanno caciara (anche in modo molto pesante) da settimane. Proprietà del club che, invece di cercare di ricompattare l’ambiente, si affida a improbabili lettere aperte da pubblicare sui giornali per rispondere (anche in modo molto pesante) ai tifosi infuriati. Una squadra che si è afflosciata e snaturata al punto da ritrovarsi (almeno aritmeticamente) a rischio retrocessione. Insomma, il clima del “Franchi” di Firenze non è esattamente quello di Anfield. Tristezza e autolesionismo.

2. FERRARI (Formula Uno) Gli annunci di pochi mesi fa garantivano che questo sarebbe stato l’anno del riscatto delle “rosse” di Maranello. Poi si è cominciato a correre davvero e dopo tre o quattro GP è già ora di calare il sipario sui sogni di gloria. Le argentate Mercedes sfrecciano più imprendibili che mai, e le Ferrari arrancano in ruoli sempre più da comprimarie. Ieri in Spagna non è arrivato nemmeno il solito terzo posto. Sul podio con Hamilton e Bottas ci è salito Verstappen. Spettatori.

1. HIROKI NISHIMURA (ciclismo) Non so se è un record, ma forse sì. Di certo è il flop sportivo più curioso (e per certi versi anche commovente) di questo fine settimana. Nishimura va a correre il Giro d’Italia e la sua avventura dura appena otto chilometri, quelli della mini-crono di apertura. Per salire dal centro di Bologna a San Luca il ciclista della Nippo-Vini Fantini ci mette 17 minuti e mezzo, 4’,36’’ più del vincitore Roglic. Fuori tempo massimo e dunque eliminato dalla corsa. Maglia nera ad honorem.

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