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L’amore di Lippi per il calcio degli inglesi: «Lo rivedo nell’Atalanta di Gasperini»
E ricorda quando la sua Juve era un modello per il Manchester. «Pochi tocchi e verticalizzazioni, è il gioco che piace a me»
La sua prima Juventus era un esempio per il Manchester United di Alex Ferguson, che ai suoi giocatori proponeva come modello l’aggressività e l’organizzazione della squadra bianconera. Oggi sono gli inglesi a comandare e Marcello Lippi, campione del mondo con la Nazionale del 2006, non si dice sorpreso dall’exploit del football britannico a livello internazionale. Frutto, secondo l’allenatore viareggino, di investimenti economici importanti e di una programmazione a lungo termine che ha portato quattro squadre del loro campionato a monopolizzare le finali delle coppe europee, Champions ed Europa League.
Nel caso del Liverpool, fa notare Lippi, c’è la continuità della guida di Klopp, ormai con i Reds da quattro anni, passata anche attraverso delusioni cocenti (la sconfitta nella finale di un anno fa) ma anche una crescita costante fino al consolidamento ai vertici nazionali e continentali. Stesso discorso per Pochettino, sulla panchina degli Spurs da cinque anni. Insomma, ci vogliono programmazione, investimenti e anche pazienza. Le squadre inglesi l’hanno fatta da padrone a discapito anche delle formazioni italiane, una tra tutte proprio la Juventus che con Cristiano Ronaldo aveva sperato di compiere il salto finale per afferrare la Coppa che ormai manca da diversi anni nella bacheca bianconera.
Mister Lippi, come spiega questo momento d'oro del calcio inglese?
«Grazie ai soldi c'è la possibilità di prendere bravi allenatori e calciatori di prima fascia, che in campo internazionale sono fondamentali. In più c’è stata una programmazione ad hoc che alla fine ha permesso di raggiungere un obiettivo prestigioso come la doppia finale nelle due massime competizioni internazionali. Tra l’altro con squadre che hanno ribaltato i risultati dopo la prima partita».
In Champions League hanno meritato, quindi, le due finaliste?
«Il Tottenham è riuscito in un'impresa contro un ottimo Ajax, al termine di una partita che ha regalato emozioni e con un gol decisivo a pochi secondi dal termine che ha permesso al Tottenham di acciuffare la finale. Nell'altro confronto il Liverpool aveva giocato bene anche a Barcellona, dove però i padroni di casa avevano beneficiato del fenomeno che porta il nome di Messi per imporsi. Cosa che però non gli è riuscita nel ritorno, grazie anche ai tifosi dell’Anfield che hanno dato una spinta decisiva alla squadra di Klopp».
Colpisce il mix di velocità e qualità del calcio inglese. E soprattutto la ricerca più rapida della conclusioni, senza il “giropalla” che caratterizza molte squadre.
«A me le squadre inglese piacciono proprio per questo, perché hanno poco possesso palla: verticalizzano la manovra con i lanci per le punte che sono veloci e in questo modo creano così pericoli per le difese avversarie. Questo è il calcio che prediligo».
Anche in Italia si gioca spesso con più tocchi.
«Non farei però una generalizzazione, perché anche da noi ci sono delle squadre che si avvicinano a quel tipo di calcio. L'Atalanta di Gasperini, per esempio, è certamente la formazione più all'inglese. A me piacciono i bergamaschi: hanno un buon organico, con due punte veloci ben servite da centrocampisti che verticalizzano la manovra e in questo modo mettono quindi nella condizione gli attaccanti di andare al tiro. I risultati che hanno ottenuto in questa stagione, tra campionato e Coppa Italia, dimostrano che l'Atalanta ha tutte le carte in regola per poter regalare ancora soddisfazioni ai suoi tifosi».
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