Il presidio
La grande ammirazione di Arnoux e quei “torti” con Prost
«Nella sua camera trovarono una bibbia», raccontò il cappellano della Formula 1 Lo speronamento al francese e le battute con Villeneuve
PAOLO BOLDRINI
Tanti anni dopo, a una cena organizzata dalla scuderia Nuvolari a Mantova, René Arnoux, ex pilota di Renault e Ferrari, confessò la sua ammirazione per Ayrton Senna. Schivo, mistico, malinconico fuori dall’abitacolo, ma una belva con il volante tra le mani. Pronto anche a speronare un avversario come Alain Prost per vendicare un torto subito e raggiungere l’obiettivo.
Il più simpatico, senza dubbio, era Gilles Villeneuve, l’acrobata, mai arrivato alla pensione. «Un giorno, durante le prove, si avvicinò al mio box e mi chiese: quel curvone secondo te si può fare in pieno?». «No, Gilles, lo conosco a memoria. Andresti a sbattere».
«Lui non volle sentir ragioni e partì con questa idea folle in testa. Non lo vidi tornare. Arrivò più tardi a bordo di uno scooter mentre la sua Ferrari era appiccicata a un muretto, a pezzi». Ayrton non l’avrebbe mai fatto. Venticinque anni dopo, i suoi tifosi si chiedono: cosa farebbe oggi Senna se fosse ancora vivo? Il commentatore per la tv, il manager di un team o avrebbe cambiato vita dedicandosi alla fondazione con la sorella Viviane?
Non lo sapranno mai.
Fu l’argomento di una cena organizzata a Modena dalla Maserati nella casa di campagna di Luciano Pavarotti.
Tra gli ospiti c’era anche don Sergio Mantovani, il cappellano della Formula 1, per gli amici don Ruspa. Fu lui a celebrare una messa a suffragio di Senna e Roland Ratzenberger, morti a 24 ore di distanza nel Gp maledetto. Anche in quell’occasione trovò le parole giuste, forte dell’esperienza tra benedizioni e motori, per ricordare i suoi ragazzi caduti in pista come Elio De Angelis.
Qualcuno è più celebrato di altri, com’è capitato a Nuvolari e Senna, grazie alle canzoni senza tempo di Lucio Dalla. Ayrton era un fenomeno fin da ragazzo, come raccontò Angelo Parilla che gli affidò uno dei suoi go-kart.
Maniacale nella messa a punto, tanto da stupire gli stessi meccanici. E poi correva come il vento bruciando le tappe e gli avversari morivano d’invidia. Ayrton era il mago della pioggia, aveva stupito il mondo su una Toleman a Monte Carlo, fulminato tutti nelle prove con la Lotus, vinto tre Mondiali con la McLaren. Non corse mai con la Ferrari, ma fu tra i pochi a conquistare comunque i tifosi italiani.
Frank Williams confidò in un’intervista il dolore per la sua perdita. Il processo, le accuse per il guasto alla monoposto che causò l’uscita di strada aggiunsero dolore a dolore.
E poi la scena che ritorna, quella curva mai imboccata al Tamburello e finita con la monoposto disintegrata contro il muro. Là dove oggi c’è la statua di bronzo ricoperta di fiori di un pilota malinconico, con gli occhi bassi. Si chiamava Ayrton Senna da Silva, nato il 21 marzo 1960 a San Paolo, equinozio di primavera, morto il primo maggio 1994, festa dei lavoratori, a Imola. Dopo aver regalato sogni ed emozioni al suo popolo. Nella camera d’albergo trovarono una Bibbia, credeva nella velocità e in Dio. «Mi ha detto: chiudi gli occhi e riposa e io ho chiuso gli occhi». Obrigado, Ayrton. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
