Le sliding doors di Giampaolo Alla Juve per una sola notte, poi la caduta e la gloria doriana
DAVID BIUZZI
L'allenatore che visse due volte ne ha combinata un'altra delle sue: si è preso Genova. Quella di sponda doriana, in effetti, Marco Giampaolo ce l'aveva già. Ma col successo di domenica è entrato con la testa alta e la schiena dritta (cioè come gli accade sempre) nella storia del derby della Lanterna. Nessuno, in Liguria, era rimasto imbattuto per 6 derby 6. Ma d'altra parte c'è poco da stupirsi. Perché lui, Giampaolo, è uno così: non sa essere banale. Da giocatore, ha vissuto una carriera onesta ma all'ombra del fratello Federico (decisamente più talentuoso). Da allenatore ha vissuto due volte. O almeno due carriere. La prima, iniziata in provincia nel segno del bel gioco, lo aveva portato nell'estate del 2009 a sfiorare la panchina della Juve. Anzi, a diventarne l'allenatore per una notte. Chiuso l'accordo la sera, al mattino lo svegliò una telefonare: «Scusa Marco, prendiamo Ferrara e non te». Un colpo. Anche se il conto, Giampaolo, lo paga qualche anno dopo. Nel 2013, quando è alla guida del Brescia ma sceglie di dimettersi. Un esercizio per pochi, in Italia, ma non per chi cammina a testa alta e con la schiena dritta. Fatto sta che è un caso talmente singolare, il suo, che si parla di fuga, addirittura scomparsa. Manca una chiamata a "Chi l'ha visto?", insomma, poi il circo sarebbe al completo. Giampaolo, invece, non sparisce. Anzi sceglie di rimettersi in gioco. Di ripartire dal basso. Dalla Serie C. Dalla Cremonese, stagione 2014/2015. Un'altra scelta insolita ma vincente. Già, perché quell'estate pensa a lui l'Empoli, che ha appena perso un certo Maurizio Sarri. Per molti è una scelta folle, la cronaca di una retrocessione annunciata. E, invece, è un bingo. Per l'Empoli, che vivrà uno dei suoi campionati più belli in Serie A, per Giampaolo, che dimostra di essere scomparsi solo nella mente di chi ha la memoria corta.In quella stagione, infatti, gli azzurri vincono e divertono. E Giampaolo torna a sfiorare una big. Parla con il Milan, che poi sceglie Montella. Ma il tecnico torna a scalare un gradino. Va alla Samp. Il resto è storia recente, quasi cronaca. Con i derby vinti, con i giocatori valorizzati (Schick e Skriniar, tanto per citarne un paio) con quelli che con lui al timone non tramontano mai (Quagliarella).Il futuro, invece, è tutto da scrivere. E stavolta, chissà, l'allenatore che visse due volte potrebbe davvero compiere il grande salto che ha sfiorato due volte e che merita davvero. —
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