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«Parlate con il mio avvocato» Spalletti-Icardi, è una fiction

GIORGIO BILLERI
«Parlate con il mio avvocato» Spalletti-Icardi, è una fiction

L’orgoglio di Luciano: non devo fare trattative per convocare o no un giocatore Ma Maurito non parla con il mondo-Inter e si affida a una nuova figura: il mediatore

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GIORGIO BILLERI

Ora ci vuole l’avvocato. Sì, come in una causa di divorzio, come dopo un incidente stradale. Come quando due persone non si vogliono parlare: “La farò contattare dal mio legale“. Accade anche nel calcio, ed è un malinconico segno dei tempi. Mauro Icardi e Luciano Spalletti, ormai su binari paralleli, su trincee lontane, non si parlano. Anzi, per la verità l’attaccante argentino non parla nemmeno con i compagni di squadra, nello spogliatoio. Affida i propri pensieri alla moglie-agente Wanda Nara ma anche a questa curiosa, nuova figura professionale che entra nel pallone: il mediatore. A questo siamo arrivati: se un allenatore vuole convocare il suo centravanti, deve avvisare preventivamente l’avvocato, che poi riferirà.

Luciano da Certaldo ha pregi e difetti dei toscani di terra, così diversi dall’ecumenismo juventino del furbo Allegri, toscano di mare. Ha slanci di brillante acume e spigoli di un carattere orgoglioso. A lui il caso Icardi sta dando un fastidio viscerale, perché si sente delegittimato nel suo ruolo di guida dello spogliatoio, scavalcato da personaggi (Wanda, il mediatore) che con il calcio c’entrano poco. Deve combattere con una squadra che non lo soddisfa mai pienamente, un ambiente che nel Dna ha la divisione, la polemica , la sofferenza anche nelle vittorie. Deve lottare con le legioni di tifosi che si nascondono dietro la tastiera e lo offendono per non utilizzare un giocatore che non parla più nemmeno con i magazzinieri, ad Appiano Gentile.

Se alla fine Luciano nostro ha rotto gli argini della misura, ci trova d’accordo. Perché l’Inter ha vinto anche senza Icardi, non ha raggiunto la Champions con Icardi, perché Icardi è un ottimo centravanti, forse uno dei primi dieci al mondo, ma non ha il potere messianico e decisivo di Ronaldo e Messi. Luciano l’ha detto a chiare lettere: al ragazzo, alla moglie, al mediatore, al mondo Inter, a Suning, ai soloni da tastiera. Posso vincere o perdere, ma decido io chi convocare, ed è umiliante trattare con un mediatore sulle mie scelte tecniche: da sottoscrivere in pieno. Il potere economico, social, contrattuale di certi giocatori non è più compatibile con la gestione di un gruppo.

Chissà se Spalletti, in questi giorni, ha pensato, persino con un pizzico di nostalgia, all’altro tormentone della sua carriera: Francesco Totti. Roma e il romanismo tutto lo misero in croce perchè non utilizzava più l’imperatore ormai a fine carriera. Anche in quel caso, tecnicamente, si poteva discutere. Ma quella volta i due se la dissero in faccia, anche sfiorando lo scontro fisico, come calcio e natura vogliono. Mai si sarebbe sognato, Totti, di usare la fatidica frase: “Si rivolga al mio avvocato“. Maurito, intanto, ieri si è allenatpo come se nulla fosse. E magari, domani a Marassi, giocherà. —

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