Non si demolisce un’emozione. Oppure sì? Scaroni e Marotta: per vincere, serve lo stadio
«Per tornare dominanti in Europa l’impianto di proprietà è necessario».Tronchetti Provera: abbatterlo sarebbe un delitto
MILANO. San Siro sì, San Siro no: il futuro dello stadio Meazza e l’esigenza per Milan ed Inter di dotarsi di un impianto moderno, nuovo e funzionale per essere competitivi in Europa fa discutere non solo i milanesi, ma tutta l’Italia del calcio. Da una parte il partito dei romantici, secondo cui la Scala del calcio non può essere abbattuta perché rappresenta un simbolo, dall’altra coloro che guardano al futuro del calcio con un occhio diverso e sempre più governato da logiche economiche, e secondo cui se le due milanesi vogliono tornare a dettare legge devono necessariamente dotarsi di un impianto in grado di far lievitare il fatturato dei due club. Un argomento di cui si discute da settimane, soprattutto da quando è emersa chiara la volontà di Inter e Milan di costruire un nuovo stadio proprio sulle ceneri di San Siro.
Una volontà che ha ribadito in modo mai così chiaro il presidente del Milan Paolo Scaroni. «Io non escludo che ce ne andremo da San Siro: non possiamo pensare fra dieci anni di avere ancora questo stadio», ha esordito Scaroni. «La disputa ideologica su San Siro non ci porta da nessuna parte e se si continua a dire che non bisogna toccare niente, noi possiamo anche andare via visto che questo stadio non è nemmeno nostro», ha aggiunto. «Solo così avremo ricavi più alti, potremo comprare i giocatori più forti e tornare a vincere la Champions. Se non facciamo questo non ci arriveremo mai», ha dichiarato ancora Scaroni.
«Inter e Milan sono alleati su questo progetto, quindi andiamo avanti insieme per uno stadio moderno ed efficiente», ha spiegato il presidente del Milan che ha poi sottolineato come ristrutturare San Siro potrebbe obbligare le due squadre milanesi «per tre anni a giocare fuori Milano». Anche per l’allenatore del Milan, Rino Gattuso, «San Siro è il cuore ma bisogna capire le esigenze di un club che vuole tornare a essere importante». Anche se non in modo diretto anche l’ad dell’Inter Beppe Marotta è sembrato sposare la linea del nuovo stadio spiegando che si tratta «di un contenitore di emozioni, in cui bisogna garantire uno spettacolo. Ma se ci sono giocatori forti la gente viene, sennò sta a casa». «Sicuramente deve avere delle qualità di ospitalità e senso di appartenenza perché deve essere la tua casa e un luogo da cui debellare la violenza. Poi che si faccia da una parte o dall’altra, l’importante è che ci sia. In Italia siamo fanalino di coda per quanto riguarda le strutture, ma non solo per gli stadi», ha aggiunto. L’ad nerazzurro ha sottolineato come «in Europa siamo all’avanguardia per allenatori, giocatori, dirigenti e anche arbitri e poi abbiamo una carenza nelle strutture». Marotta si è detto «favorevole che ogni società di Serie A abbia una struttura, perchè non si può vendere uno spettacolo senza un impianto adeguato. Bisogna fare in modo che il tifoso possa venire allo stadio con la famiglia» e vivere una esperienza «sia prima che dopo» con particolare attenzione «ai tifosi più bisognosi».
A sposare il progetto delle due milanesi è il presidente della Juventus Andrea Agnelli, che uno stadio di proprietà ce l’ha e conosce bene i benefici che può portare. «San Siro fa parte della storia italiana, qui ho ricordi bellissimi. È uno stadio che ancora oggi è straordinario quando è pieno. Poi bisogna fare delle riflessioni su cosa è uno stadio moderno e come può essere utilizzato e da questo punto di vista fa sentire. Decisamente contrario Marco Tronchetti Provera. «Demolire San Siro sarebbe un delitto. È uno stadio meraviglioso - evidenzia il numero uno di Pirelli – e un simbolo di Milano, qua si vedono le partite come in altri posti al mondo. Se vogliono, possono fare due stadi di proprietà ma serve fare sopravvivere San Siro.
Io lascio ai club le decisioni ma da sportivo mi dispiacerebbe molto». —
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