Il Tirreno

Sport

Macarena Sanchez la pasionaria che travolge il machismo

Ilaria Bonuccelli

Ha costretto l’Argentina a riconoscere il professionismo nel calcio femminile 

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il personaggio

Non ha una squadra. Dal 5 gennaio. È una calciatrice orfana di pallone, tacchetti, erba. Forse di goal. Non di imprese. Anzi è lei l’impresa. Macarena Sanchez, giocatrice sfacciata anche nel nome: si chiama come un ballo latinoamericano nel Paese del Tango. È proprio vero che il destino, perfino la ribellione, ce la portiamo scritta addosso. Macarena più di tutte. La Federcalcio Argentina avrebbe dovuto capirlo subito che con lei non l’avrebbe spuntata. Che avrebbe dovuto arrendersi alla “femminista del futbòl”. E annunciare che in Argentina la Lega calcio femminile entrerà nel professionismo. Là sì, in Italia no.

Se l’Afa (la Federcalcio Argentina) andrà oltre la promessa del suo presidente Claudio Tapia, dunque, il merito sarà solo di questa giocatrice di provincia (viene da Santa Fe) che osa riscrivere la storia del calcio. In un Paese - come Macarena ricorda spesso - dove questo sport è considerato “roba da uomini”. E dove è mal tollerato che venga giocato dalle donne. A tal punto che molte giocatrici sono senza contratto. O con contratti da fame. Nel suo, ad esempio, fino a che ha avuto una squadra ( Uai Urquiza) è stata pagata 400 pesos argentini al mese, 11 euro. Intendiamoci, non come giocatrice: come segretaria della società. Un lavoro in ufficio, dalle 8 alle 14, tutti i giorni. Poi di corsa la concessione di allenarsi. Per non avere né tempo né soldi per vivere. «Come i calciatori (maschi) negli anni Trenta», denuncia nei mesi scorsi Macarena. Prima a parole, poi con un esposto formale. Si espone. Perché se vuoi ottenere un risultato straordinario, devi anche comportarti in modo straordinario. Come nessuno ha mai fatto prima. In verità, per Macarena ci sono state tante prime volte insolite: i calci al pallone a cinque anni; le partitelle con i bambini (maschi); il padre che la incoraggia a non arrendersi; il tatuaggio di Frida Kahlo: «Se ce l’ha fatta lei in un ambiente machista come quella della pittura del Novecento, ce la posso fare anche io». Anche lei, Macarena dissidente, lesbica, minacciata di morte sui social: una pistola grondante di sangue inviata su Twitter con il messaggio: “Muori presto” per l’oltraggio al calcio maschile. Ma se non ora, quando? Se non ora che sono alle porte i Mondiali di calcio femminile in Francia a giugno? E se non Macarena chi? Solo lei poteva e puo. Lei che è nata nel paese della Pampa dove ti può capitare di giocarti a dadi i ricordi e i desideri. E magari di vincerli, pure. —

Ilaria Bonuccelli

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