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La ricetta di Cagni per non retrocedere «L’allenatore è sempre più decisivo»

Alessandro Guerrieri
La ricetta di Cagni per non retrocedere «L’allenatore è sempre più decisivo»

Il tecnico è esperto in rimonte: contano molto anche l’aspetto psico-fisico e la coesione del gruppo

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Gigi Cagni, dall’alto delle sue 602 partite tra massima serie e cadetteria, è uno degli allenatori più esperti del nostro calcio. Nella sua lunga carriera ha spesso lottato per non retrocedere, con lui analizziamo la corsa verso la salvezza, in questa stagione davvero appassionante.

Mister Cagni, lei ha spesso combattuto per la salvezza, quali sono le imprese che ricorda con maggior piacere?

«L’ultima, quella raggiunta due anni fa con il Brescia, è stata indimenticabile: sono subentrato a 12 partite dalla fine e abbiamo messo in cantiere una “remuntada” incredibile, giocandoci tutto all’ultima giornata con il Trapani, quando due mesi prima sembravamo destinati alla retrocessione, e al fallimento societario. Mi piace ricordare anche quelle in Serie A alla guida del Piacenza tutto italiano e dell’Empoli quando, da subentrato, condussi i toscani fino alla qualificazione in Coppa Uefa».

Quali sono gli elementi vincenti per uscire indenni dalle paludose acque del fondo classifica?

«Non c’è differenza tra lottare per lo scudetto, per la qualificazione alle coppe europee o per la salvezza, gli ingredienti sono gli stessi, a parte l’ovvia differenza di qualità dei calciatori. Il primo aspetto fondamentale è la condizione psico-fisica; chi sta meglio da questo punto di vista, a parità di qualità, ha molte più possibilità di vincere. E per condizione psico-fisica mi riferisco anche alle qualità umane e alla coesione del gruppo. Conta anche l’ambiente, con la tifoseria che deve stare accanto alla squadra nei momenti di difficoltà; in questa ottica i giocatori devono essere professionali e non avere comportamenti, anche nella vita privata, che prestino il fianco alle critiche dei supporters».

Quanto conta l’allenatore?

«Nel calcio di oggi l’allenatore è ancor più importante, lo definirei determinante; il tecnico è il vero leader della squadra perché non ve ne sono più in campo. Purtroppo ciò non viene percepito dai presidenti, Capello anni fa diceva che il mister conta per il 40 % adesso ritengo che questa percentuale si sia elevata fino all’80%».

Come vanno preparate queste partite?

«Il discorso è più ampio, la preparazione arriva da lontano, e non si limita alla singola sfida; certo l’allenatore deve infondere serenità e sicurezza ai giocatori, non facendo trapelare quei timori che pure ci sono. In più serve lucidità al momento delle scelte, nella speranza che si rivelino corrette».

Veniamo all’oggi, facciamo un’analisi della corsa alla salvezza.

«Si preannuncia un finale entusiasmante con tante squadre in corsa, ci sarà da divertirsi fino all’ultima giornata. Ormai Chievo e Frosinone hanno un piede e tre quarti in Serie B, mentre ritengo che Genoa e Parma siano ormai al sicuro. Chi rischia invece, e tanto, è il Sassuolo: se gli uomini di De Zerbi perdono a Bologna devono davvero guardarsi le spalle, del resto stiamo parlando di una squadra che ha già subito 47 reti, troppe per stare tranquilli, e che, oltretutto, non è abituata a lottare per la salvezza. La squadra di Mihajlovic, invece, è in grande ripresa, bisogna vedere se riusciranno a mantenere lo stesso rendimento da qua alla fine. Spal e Cagliari vengono da due vittorie di platino e vantano organici superiori alle rivali, mentre chi mi convince poco è l’Udinese: nelle ultime partite i friulani sono apparsi in discesa libera. Se non invertono la tendenza, rischiano grosso».

Dell’Empoli che mi dice?

«I toscani hanno ottime qualità, giocano bene, ma mi sembrano leggeri, troppo leggeri, non per niente anche loro hanno preso tante, troppe reti, addirittura 54. Ci sarà da vedere come la squadra reagirà al ritorno di Andreazzoli; il successo sul Frosinone è stato ottimo, ma adesso il calendario fa tremare i polsi». —

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