Il presidio
Bernardeschi e il Rinascimento, scolpirà lui l’Italia del futuro
La consacrazione del genio carrarese: ha divelto le mura del Cholo con la sua classe. E ora sarà la colonna di una nazionale da sogno con Chiesa, Spinazzola, Zaniolo...
Un predestinato, certo. Un sinistro, una creatività, una mentalità che sui campetti di Carrara nessuno aveva sottovalutato: facile accorgersi di uno come Federico Bernardeschi. Talento purissimo, ma se non la annaffi tutti i giorni con il lavoro e la serietà appassisce anche un’orchidea.
A Torino c’è un club che puoi amare o detestare, ma una cosa è certa: se sei una crisalide che promette, diventi una farfalla abbagliante in casa della Signora. Perchè qui la cultura del lavoro è tutto, la città è grande ma non tentacolare e piena di trappole come Milano o Roma. Perchè, come disse un certo Giampiero Boniperti, qui l’unica cosa che conta è vincere. Bernardeschi a Firenze era felice. Vicino alla sua Carrara, la città più bella del pianeta, i tifosi ai suoi piedi. Poteva perpetuare la leggenda di Antognoni. Ma dentro quella testa dura da apuano vero covava un sogno: raggiungere il mentore Gigi Buffon, e soprattutto collezionare scudetti e alzare Coppe. Anche a costo di rifare la gavetta, di prendere l’ultimo numerino della coda per la gloria.
B ene, quella testa dura dal sinistro fiorito aveva ragione. Coraggio, altruismo e fantasia non stanno soltanto nel pentagramma di Francesco De Gregori, lui le ha fatte vedere tutte quando contava: contro l’Atletico, nella notte del dentro o fuori. La partita migliore della sua carriera, 97 minuti da non dimenticare mai. Il cross per la prima rete del Cannibale, una sforbiciata da album Panini e il gioiello del rigore della staffa strappato con una fuga romanzesca. Berna si è rivelato al mondo, se ce n’era bisogno, confermandosi il traino ideale per il Rinascimento italiano. Già, perchè mai come quest’anno tanti talenti nostrani stanno sbocciando contemporaneamente, facendoci sperare di aver ritrovato la nazionale dei sogni, quella che ci faceva invadere le strade ebbri di gioia. Quasi per gioco, ma mica troppo, abbiamo immaginato la formazione che Roberto Mancini potrà avere a disposizione nei prossimi anni.
Pensate a un tridente con Chiesa, Kean e Bernardeschi, ad esempio: il viola ha liberato la potenza del suo talento, non esiste in Europa un esterno che coniughi allo stesso modo rapidità e controllo: e adesso fa pure gol. Kean, classe 2000, è la faccia bella dei Millennial: classe, fisico, faccia tosta, paura zero. E dietro di loro c’è Niccolò Zaniolo, un miracoloso impasto di Gerrard, Tardelli, Savicevic: a 19 anni vale già una fortuna, ed è un ragazzo serio (che non guasta). Una mediana con lui, Barella (un Furino con il tocco di palla, per capirsi) e Pellegrini (regista moderno, con capacità di inserimento) davvero avrebbe pochi eguali al mondo. E dietro, da italica tradizione, con un portiere baciato dalla grazia come Donnarumma, due centrali vecchia scuola come Mancini e Romagnoli e due esterni come Conti e Spinazzola (quello, per capirsi, che con le sue accelerazioni ha divelto le barricate del Cholo) beh, siamo più che a posto. Senza contare tutti quelli che premono alle porte. Rinascimento italiano, insomma: con lo scultore Bernardeschi a indicare la strada. —
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