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La Roma a Porto eliminata dal Var decide un rigore nei supplementari
Dzeko ha tre volte la palla buona, poi la trattenuta di Florenzi regala i quarti ai lusitani. Nell’altra sfida fuori il Psg
PORTO. Decide il Var, dopo una battaglia e i supplementari. A qualificarsi è il Porto, ma la Roma, dopo il disastroso derby, gioca una gara coraggiosa. Chissà se basterà a salvare la panchina di Di Francesco.
Al do Dragão il tecnico torna alla difesa a tre già sperimentata nelle notti d'Europa come accaduto nel 3-0 al Barcellona nei quarti dell'ultima Champions League.
E quindi il pacchetto arretrato è composto da Juan Jesus, Manolas e Marcano. In mezzo ecco Nzonzi con De Rossi, mentre Perotti è preferito ad El Shaarawy nel tridente insieme a Dzeko e Zaniolo. Il Porto di Sérgio Conceição rispetto alla gara d'andata inserisce l'attaccante Marega (16 gol in stagione) e Corona, ala messicana.
E proprio quest’ultimo è il più vivace dei padroni di casa nei primi minuti, sfondando spesso a sinistra. Così, batti e ribatti, il Porto passa: brutto pallone perso sulla trequarti da Manolas a contatto con Marega: l'azione prosegue con Corona che s'invola e restituisce il pallone a Marega al cross, tutto facile il tap-in di Tiquinho Soares. Gol convalidato anche da Cakir a colloquio col Var (26’), che esclude il fuorigioco.
La Roma sbanda, ma presto comincia a macinare gioco.
Dopo un’occasione per Dzeko, ecco il rigore. Perotti si accentra dalla sinistra e va a contatto con Militao: ingenuità del brasiliano che affonda l'intervento e Cakir fischia sicuro. De Rossi trasforma (36’) spiazzando il portiere. Ma lo stesso De Rossi, nel recupero del primo tempo, deve uscire per un problema fisico: al suo posto entra Pellegrini.
Si riparte con gli stessi uomini e nei primi minuti è la Roma a farsi preferire, anche se il Porto gioca in contropiede alla ricerca della rete che varrebbe i supplementari. Così al 50’ è ancora Tiquinho Soares a sfiorare la rete, un attimo dopo Marega va a pochi centimetri dal palo, devia Olsen. È solo un’avvisaglia di quello che sta per succedere, perché la Roma è distratta. Come Manolas nel primo tempo, stavolta a perdere una palla sanguinosa è Zaniolo e subito dopo l'errore grave è di Marcano, che dimentica l'attaccante maliano sul 2° palo servito da Corona: Marega da due passi non sbaglia appoggiando in rete il 2-1 del Porto (54’). Perfetta parità in campo, ma la Roma ora soffre e Di Francesco inserisce Florenzi per Karsdorp, ammonito da Cakir.
La tensione in campo cresce e Sérgio Conceição toglie un esausto Corona, fra i migliori, per inserire l’algerino Brahimi (64’), centrocampista offensivo. Di Francesco risponde con Cristante (per Marcano) passando al 4-3-3. Un attimo dopo ecco il miracolo di Olsen, su Brahimi da pochi passi (77’). La Roma soffre e al 90’ ha la palla buona con Kolarov, ma la punizione è alta.
E si va ai supplementari. Si fa subito male Pellegrini e Di Francesco deve spendere il quarto (e ultimo) cambio, inserendo Schick (96’) e arretrando Zaniolo. Nell’overtime la Roma preme, consapevole che una rete in trasferta varrebbe la qualificazione. Dzeko ci va vicino tre volte: prima di testa (108’), poi di piede (110’), poi saltando il portiere (111’), ma Pepe salva sulla linea.
Così a cambiare le sorti della gara è il Var, novità europea proprio dagli ottavi di Champions. L’occhio elettronico pesca una trattenuta di Florenzi su Fernando, che però è in sospetto fuorigioco. Cakir fischia dopo aver rivisto le immagini e dal dischetto Telles trasforma (117’). È la rete che decide la qualificazione.
Nell’altra sfida impresa del Manchester United che passa 3-1 a Parigi e si qualifica: a casa il Psg e Buffon, peraltro autore di un grosso errore su una delle reti di Lukaku. —
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