Il Tirreno

Prato

TEATRO MAGNOLFI

Utoya al teatro Magnolfi

Una scena dello spettacolo (Foto Serena Serrani)
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Una scena dello spettacolo (Foto Serena Serrani)

Diretto da Serena Sinigaglia e interpretato da Arianna Scommegna e Mattia Fabris

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PRATO. Dopo il debutto nella scorsa stagione e una lunga tournée che ha toccato anche il Festival di Spoleto quest’estate, torna a Prato al Teatro Magnolfi da venerdì 13 a domenica 15 gennaio (feriali ore 20.45, sabato ore 19.30 e domenica ore 16.30) lo spettacolo UTOYA, diretto da Serena Sinigaglia e interpretato da Arianna Scommegna e Mattia Fabris-

Sviluppando un testo scritto da Edoardo Erbacon la consulenza di Luca Mariani, autore de“Il silenzio sugli innocenti”, il preambolo di questo lavoro fa riferimento alla stage del 2011 in Norvegia: è il 22 luglio e lo spietato assassino Anders Behring Breivik scatena l’inferno uccidendo otto persone con un’autobomba a Oslo, e poi 69 ragazzi laburisti nell’isola di Utoya, il ‘paradiso nordico’ sede storica dei campeggi estivi dei socialisti di tutto il mondo.

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 “Tutto è cominciato con un libro, "Il silenzio sugli innocenti" di Luca Mariani, un giornalista che non si arrende alle prime risposte, che insiste – afferma la regista Serena Sinigaglia -. Avevo rimosso l’inferno scatenato dal mostro Anders Behring Breivik. Come avevo potuto dimenticare una strage tanto grave e recente avvenuta nel cuore di un'Europa in pace e unita? Perché avevo dimenticato? La risposta non ha tardato ad arrivare. La narrazione restituita dai media era distorta, faziosa e arbitraria: una delle tante tragedie causate da "pazzi" armati, come quelle che succedono spesso in America. Insomma quel genere di fatti per cui scuoti la testa e passi oltre fino a dimenticartene. Niente di più sbagliato. Scoprivo che la strage era stata pianificata per anni, con lucidità e coscienziosità al limite del maniacale, e che non era contro un obbiettivo a caso ma contro il cuore delle giovani "promesse" del socialismo europeo. Era una strage politica. Quando ho finito il libro, ho sentito forte il desiderio che probabilmente ha animato l'autore stesso: bisogna parlare di queste cose, rifletterci, farle risuonare nelle nostre vite che non scrivono la Storia ma la vivono. UTOYA è il tentativo di fare memoria e denuncia senza fare “teatro civile”, è a pieno titolo una tragedia contemporanea. Guardare ad essa è come guardare a Medea, a Edipo, a Baccanti, con la sola differenza che quanto qui viene narrato è accaduto davvero. E, forse, potrebbe ancora accadere se non facciamo attenzione a chi siamo, a quale società stiamo contribuendo a costruire, al mondo che vogliamo lasciare in mano ai nostri figli”.

Prodotto dal Teatro Metastasio Stabile della Toscana in collaborazione con Teatro Ringhiera ATIR e con il patrocinio della Reale Ambasciata di Norvegia in Italia, lo spettacolo racconta di tre coppie coinvolte in modo diverso in quello che stava accadendo e spalanca una finestra di riflessione che illumina alcune zone oscure di quella vicenda con la luce della poesia. C'è il problema della distorsione della verità da parte dei media, la difficoltà di capire come stiano le cose. C'è il problema della "questione politica". Perché una strage di giovani laburisti? Perché in Norvegia? E perché tacerla così programmaticamente? E c'è il gravissimo problema delle tensioni razziali, del rapporto con l'immigrazione e il terrorismo.

 

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