Il Tirreno

Prato

teatro

Ecco la voce dei morti senza patria

Azelio Biagioni
Il protagonista di "Dalle ceneri" Ibrahima Diouf
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Il protagonista di "Dalle ceneri" Ibrahima Diouf

Nello spettacolo "Dalle ceneri", regia di Massimo Luconi, su testo di Tahra Ben Jelloun, andato in scena al Fabbricone, l'accusa alla brutalità della guerra 

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PRATO. Il protagonista non ha nome. E nel gioco di luci dello spettacolo “Dalle ceneri” andato in scena in prima nazionale al Fabbricone mercoledì sera c’è un altro particolare che può legarsi a questo: i volti dei tre angeli presenti per tutto il tempo in scena si vedono poco. Quasi a dire che non ha importanza il viso di queste creature celesti ma a sottolineare l’importanza del loro ruolo.

Non ha generalità il protagonista perché vuole rappresentare quei morti che non hanno trovato una degna sepoltura, che ormai non hanno più nemmeno un nome. Perché la guerra non porta solo rovine ma anche morti insepolti.

E’ Massimo Luconi a firmare la regia e la scena dello spettacolo tratto dall’opera di Tahar Ben Jelloun e che resterà al Fabbricone fino al 1° febbraio. E’ una regia coinvolgente, toccante, dove si alternano momenti di recitazione dolce ad altri dove l’attore principale, Ibrahima Diouf, è quasi aggressivo per quella vita che lo ha reso così: un morto che si chiede perché la nostra storia è disseminata di disfatte. “E’ forse la rovina della parole?”, si domanda il giovane.

“Dalle ceneri” è la seconda tappa di lavoro di un lungo percorso di formazione e di spettacolo attivato da Massimo Luconi dal 2011 a St. Louis, nel nord del Senegal, per incentivare il mestiere dell'attore e fornire competenze organizzative e tecniche in campo teatrale. E il protagonista, 22 anni, arriva direttamente dal Senegal e recita in francese (sopratitoli in italiano).

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E’ in un baule che rappresenta la sua casa, è lì che è finito il suo corpo. E in una dimensione quasi onirica si pone molte domande sul perché di una fine così. Con lui sul palco quattro attori non professionisti: Ndiawar Diagne, Marie Madalein Mendy, Mamadou Seye e Jean Guillaume Tekagne. “Dalle ceneri” è una produzione del teatro Metastasio con la collaborazione del centro culturale francese di St. Louis (Senegal), associazione Appi e comunità senegalese di Prato.

“Chi conterà i nostri morti? Mucchi di cenere dimenticati sul margine della strada, membra sparse nelle carcasse abbandonante. Chi darà un nome a queste spoglie? Non siamo che relitti senza nave, ombre del vento sopra colline perdute. Quel corpo che già fu un corpo è sprofondato nel sogno. Parla attraversando la terra per cercare casa sua, la moglie e i bambini”. E’ quanto recita Ibrahima Diouf, parole profonde che non possono lasciare indifferenti.

Le musiche che fanno da cornice allo spettacolo sono di Mirio Cosottini e Selif Keita e toccante è il momento in cui Ibrahima prende dal baule un vecchio registratore e ascolta ‘Avec le temp” ballando come se fosse un ricordo. E poi l’intensità del momento in cui il protagonista intona un canto mourid. “Dalle ceneri” è un testo che fa riflettere, che coinvolge il pubblico diventato quasi parte integrante della scena: gli spettatori entrano infatti con gli attori già presenti. E il pubblico è stato messo a ferro di cavallo, una scelta registica particolarmente azzeccata. Una sorta di simbolico abbraccio, un gesto d’amore verso quel morto simbolo di troppe atrocità.

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