Il Tirreno

Prato

teatro

Atto d'accusa contro l'assurdità della guerra

di Azelio Biagioni
Un momento delle prove dello spettacolo "Dalle ceneri" in scena al teatro Fabbricone
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Un momento delle prove dello spettacolo "Dalle ceneri" in scena al teatro Fabbricone

Prato, il regista Massimo Luconi porta in scena al Fabbricone "Dalle ceneri", testo di Tahar Ben Jelloun. In scena cinque attori, tutti senegalesi

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PRATO. In scena ci sono cinque attori, tutti senegalesi. Uno di loro arriva direttamente dalla terra natia, gli altri (Ndiawar Diagne, Marie Madaleine Mendy, Jean Guillaume Tekagne, Mamadou Seine) vivono a Prato, Quarrata, Sesto Fiorentino e Firenze. Solo il protagonista, Ibrahima Diouf, recita per mestiere (ha già dato prova della sua bravura nell’Antigone per la regia di Massimo Luconi). Gli altri sono volti prestati al palcoscenico per quell’amore che sentono verso il teatro, ma nella vita fanno altro. Saranno loro a dare corpo allo spettacolo “Dalle ceneri” tratto da un testo di Tahar Ben Jelloun e portato in scena da Massimo Luconi che ne firma una regia coinvolgente.

“Dalle ceneri” è prodotto dal Teatro Metastasio stabile della Toscana con la collaborazione del Centro culturale francese di St. Louis (Senegal), comunità senegalese di Prato e associazione Appi. Lo spettacolo debutta in prima nazionale mercoledì 14 gennaio al Fabbricone dove resta in cartellone fino al 1° febbraio (feriali ore 21, festivi ore 16, lunedì 19 e 26 riposo). Il poema “Dalle ceneri” è dedicato alle vittime della guerra del Golfo del 1990 e Tahar Ben Jelloun lancia un atto d'accusa contro l'ottusa stupidità della guerra, contro la sua tragedia impregnata di morte e di corpi insepolti che errano senza dimora.

“Il linguaggio del testo – spiega il regista – è deciso, realistico ma anche onirico. E’ la storia di un morto insepolto, che vuole rappresentare quanti non hanno ricevuto gli onori funebri, quanti sono senza sepoltura, senza una tomba. E non hanno più nemmeno un nome”.

Tre angeli vestiti di bianco (più un quarto che entra scena dopo) raccontano la storia di questo morto e sarà lui stesso a lanciare il suo grido. L’attore protagonista, a differenza degli altri, recita in francese.“Le pareti sono bianche – aggiunge Luconi – e non c’è una dimensione realistica”.

Ibrahima Diouf ha 22 anni ma è già un talento. Dopo “Dalle ceneri”, seconda tappa di lavoro di un lungo percorso di formazione e di spettacolo attivato da Massimo Luconi dal 2011 a St. Louis, nel nord del Senegal, per incentivare il mestiere dell'attore e fornire competenze organizzative e tecniche in campo teatrale, Diouf a marzo riprenderà la tournée italiana di Antigone.

“Uno spettacolo più difficile rispetto ad Antigone – commenta l’attore senegalese – Ci vuole più concentrazione e devi sentirlo dentro questo personaggio. “Le parti sonore – precisa Massimo Luconi – alternano momenti forti quasi aggressivi ad altri più dolci”. E lo stesso avviene per la recitazione del protagonista.“Che – spiega il regista – come tutti i senegalesi ha una grande profondità”.

Nello spettacolo ci sarà un rapporto diretto col pubblico e Luconi ha voluto ridurre lo spazio del Fabbricone perché gli spettatori entrino dentro le parole e dentro al mistero del personaggio e vivano quel momento che il regista definisce di sacralità. Il pubblico entrerà in sala col protagonista già in scena. Dentro un baule, diventato la sua casa, coperto da un telo.

 

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