Il Tirreno

Prato

teatro

Leo Gullotta: "Uno spettacolo che coinvolge emotivamente il pubblico"

di Azelio Biagioni
Leo Gullotta protagonista di "Prima del silenzio"
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Leo Gullotta protagonista di "Prima del silenzio"

L'attore, protagonista di "Prima del silenzio" in scena, al Metastasio di Prato, con un'intervista video aiuta gli spettatori ad entrare nel testo scritto da Giuseppe Patroni Griffi dove si celebra "la morte della parola"

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PRATO. Parte dal Metastasio il riallestimento di “Prima del silenzio”, un’opera di Giuseppe Patroni Griffi scritta trentatrè anni fa ed ora portata in scena da Leo Gullotta. Un riallestimento dopo la chiusura a novembre del teatro Eliseo di Roma che produceva lo spettacolo. Sul palco insieme a Gullotta il giovane e talentuoso Eugenio Franceschini, regia di Fabio Grossi.

“Prima del silenzio” andrà in scena al Met dall’8 fino all’11 gennaio (spettacoli ore 21 feriali, ore 16 festivi). “Una commedia dal grande impatto con la platea – esordisce Leo Gullotta – scritta trentatrè anni fa da una delle figure più importanti del teatro del Novecento quale è stato Peppino Patroni Griffi. Scritta e dedicata al grande Romolo Valli che, con l’ultima replica, morì in un incidente stradale. Per quanto racchiude, ‘Prima del silenzio’ sembra scritta stamattina, anzi domattina – prosegue l’attore - Uno spaccato dove si vivono scontri generazionali, la crisi del matrimonio, la politica, tutte le crisi che abbiamo intorno. E sono felice di ripartire dalla bellissima Prato. Questa è l’81ma replica”.

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L’artista spiega, quindi, l’intensità del testo: “Il pubblico assistendo a ‘Prima del silenzio’ apre i cassettini della propria anima, partecipa con gioia, dolore e trasporto. In un testo dove si sottolinea la morte della parola. Uno spettacolo che vuole essere un momento di riflessione dove il protagonista è un uomo scappato da se stesso e dalla società”.

Al protagonista riaffiorano i suoi incubi: la moglie (apparizione speciale di Paola Gassman), il figlio (apparizione di Andrea Giuliano) e il maggiordomo (apparizione di Sergio Mascherpa) segno di una casta. Il protagonista, interpretato da Gullotta, non ha nome. Volutamente. Perché ognuno si ritrovi in quel personaggio. Sul palco lui e un ragazzo, in uno scontro generazionale.

“Se sarà produttivo? Lo sapremo alla fine – dice Gullotta – C’è un incontro particolare col pubblico che sembra dire come è buona quest’acqua ne voglio ancora. E’ uno spettacolo emozionante che ti costringe a farti delle domande e che sono domande reali”.

La commedia si chiude con una preghiera francescana. Sull’attore che lo affianca sul palco Gullotta spende parole di plauso.”Sono stati fatti 150 provini per scegliere questo ruolo – ammette – La scelta è ricaduta su Eugenio Franceschini, un giovane preparato, che arriva dal centro di sperimentazione cinematografica. E che è un figlio d’arte, visto che suo padre era un marionettista ed Eugenio andava in giro con lui respirando fin da piccolo l’aria teatrale. Qui siamo davanti al talento vero, quello fatto di studio non quello che ci impone la tv come i vari tronisti”.

E Gullotta festeggerà il compleanno a Prato. Venerdì  9 gennaio, l’attore compie 69 anni. “55 anni dei quali di professione – dice orgoglioso – Non potrei chiedere di meglio di essere in un teatro come questo a lavorare per questo mio compleanno”.

Una lunga carriera alle spalle con tanti premi vinti: “Questo mi spinge a fare sempre di più – confida - certo di aver sempre lavorato con costanza, e facendo mie la moralità e l’onestà”. Gullotta ricorda, poi, la Prato che vide tanti anni fa e che adesso trova in preda alla crisi: “Era una città ricca, l’emblema delle aziende italiane per eccellenza con il tessile. Oggi, purtroppo, trovo una città sempre bella nel suo centro ma che non è più la stessa. E mi dispiace davvero molto. Ecco allora che dobbiamo farci delle domande: Perché? Non siamo più capaci? O non vogliono che la gente non sia più capace? Tempo fa ho incontrato Edoardo Nesi e in lui ho colto il dolore di un uomo di Prato".

Infine, l'attore commenta la tragedia di Parigi che ha scosso il mondo intero e parla di un momento dolorosissimo. “Tutti i fondamentalismi sono negativi – dice – nessuno di loro è mai costruttivo”.

 

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