Il Tirreno

Prato

L’INTERVISTA

Piera si sdoppia per dar voce alle Lettere d’amore del Vate

di Azelio Biagioni
Piera si sdoppia per dar voce alle Lettere d’amore del Vate

Domenica 8 dicembre ore 21 al teatro Metastasio in scena Piera Degli Esposti

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PRATO. Piera Degli Esposti (nella foto), signora indiscussa del teatro domenica 8 dicembre è di scena al Metastasio con “Lettere d'amore” (ore 21, spettacolo fuori abbonamento).

Una rilettura in chiave teatrale di alcune lettere inedite di Gabriele D'Annunzio, inviate a Barbara Leoni, a cura di Dacia Maraini (che introdurrà la rielaborazione teatrale). Le musiche originali di Federica Clementi sono eseguite dal vivo da Pino Clementi (sax e flauto traverso) ed Eleonora Tomassetti alla fisarmonica.

Che significa per Piera Degli Esposti recitare D'Annunzio?

«È molto affascinante. Aveva una scrittura pittorica e per un attore è un piacere immergersi in quello che ha composto. La sua scrittura è sempre metafisica, fatta di metafore. E poi D'Annunzio è molto erotico, scriveva dell'erotismo come nessuno è riuscito a fare. Lavorare, inoltre, con Dacia è sempre un piacere. Su queste lettere per niente conosciute Dacia ha confezionato uno spettacolo dove io sono sia D'Annunzio sia una donna anonima. Per me, attore e attrice perché mi esprimo attraverso queste espressioni, è meraviglioso. Conosco poi i ritmi di Dacia con la quale ho scritto un libro - Storia di Piera - diventato poi un film.

Qual è il suo rapporto con Prato?

«Bellissimo. Come prima cosa mi torna alla mente quando, pochi anni fa, al Metastasio ero di scena con “Molly, cara”. Per mia gioia c'era seduto in prima fila Lucio Dalla. Eravamo grandi amici e fu compagno di banco di mio fratello. Prato è fatta a misura d'uomo e qui sento la forza teatrale della città. Quando parlo di Prato, poi, non posso non citare Massimo Luconi.

Lei ha un feeling particolare con la Toscana. A Firenze, ad esempio, incontrò Alberto Paloscia.

«Ero alla Pergola. Paloscia venne da me in camerino proponendomi di dirigere un'opera lirica, cosa che non avevo mai fatto. Fu tanta la sua determinazione che accettai. E a Livorno, nel 1994, il debutto alla regia con “Lodoletta” di, guarda caso un toscano, Mascagni».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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