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Fronzoni torna in Italia e ricorda gli anni trascorsi a Prato: «Che squadra i Cavalieri»
Nel giorno dell’Epifania quest’anno ricorre il decimo anniversario di una delle più prestigiose partite che il rugby pratese ricordi
PRATO. Nel giorno dell’Epifania quest’anno ricorre il decimo anniversario di una delle più prestigiose partite che il rugby pratese ricordi: la vittoria per 30-24 dei Cavalieri Prato allo stadio Monigo di Treviso sul Benetton allenato allora da Franco Smith, oggi commissario tecnico della nazionale azzurra, destinato a diventare campione d’Italia ed entrare nella Celtic league. Una vittoria emozionante e inaspettata per i Cavalieri Prato che da neo promossi si trovarono ad essere la sorpresa del campionato 2009/10 con una rosa composta di soli 28 giocatori, di cui otto pratesi, la cui corsa ai playoff si arrestò solo per una penalizzazione di quattro punti a seguito dell’inserimento in lista gara di un atleta squalificato. A ricordare l’impresa di quei Cavalieri Prato è Francesco Fronzoni, ex giocatore che proprio pochi giorni fa è tornato a Monigo per battere ancora una volta i veneti con i Glasgow Warriors, formazione scozzese vincitrice delle Celtic League nel 2015 di cui oggi è fisioterapista.
«Ricordo con enorme piacere la stagione trascorsa in top 10 con i Cavalieri - racconta Fronzoni - fu un’annata entusiasmante e ricca di soddisfazioni. La squadra, all’esordio nella prima serie, era un mix di giocatori locali e ottimi stranieri esperti e questo riuscì a creare una coesione e un ambiente incredibile, si assaporava la storia rugbistica del posto e si acquisiva competenze e conoscenza dai nuovi arrivati. Oltre a ciò il Calvisano, finalista dell’anno precedente, si era ritirato dal campionato in estate causando un esodo dei migliori, da noi arrivarono a prezzo di saldo elementi come Justin Purl o Cameron Treloar che durante l’anno fecero la differenza».
Fronzoni, nato e cresciuto rugbisticamente nel Gispi Prato con trascorsi nelle nazionali azzurre, disputò un’ottima stagione di cui ricorda con piacere l’equilibrio ed il clima dell’ambiente: «Eravamo un gruppo solido, che aveva piacere di condividere i momenti legati allo sport ma anche al tempo libero, giocavamo senza pressione e questo, assieme alla fortuna che fu fondamentale per una rosa così striminzita, ci permise di disputare un campionato al di sopra delle aspettative».
L’esperienza con i Cavalieri di Fronzoni si concluse al termine della stagione: «Non avevo la stessa visione del gruppo dirigente, così capii con dispiacere che non rientravo nei programmi, le priorità erano altre, trovai subito un ingaggio a Firenze, l’esperienza in biancorosso mi avrebbe permesso di continuare a studiare e questa scelta fu la migliore della mia vita». Il completamento degli studi come fisioterapista all’Università di Firenze e poi un master all’estero che cambia la vita di Fronzoni.
«Scelsi di andare a specializzarmi in Australia, è stata un’esperienza di vita ma anche di sport perché per un anno giocai anche lì, mi è capitato di scender in campo con talenti locali, ma anche con il nazionale inglese Cipriani o con l’australiano Fardy semplicemente giocando per il club del quartiere, in Australia c’è meno esasperazione e più attenzione all’aspetto ludico del gioco».
Oggi Fronzoni lavora con una delle migliori squadre d’Europa: «Sono alla quarta stagione con Glasgow, arrivato in Scozia per amore, la moglie conosciuta in Australia è scozzese, mi sono trovato meglio del previsto e le condizioni di lavoro sono ottimali. Qui il rugby è uno sport professionistico e siamo trattati come ogni altro lavoratore, è un sistema che premia la professionalità e l’impegno, parlando con i colleghi italiani al momento sento che in Italia questo è impensabile e credo che se vorremo colmare il gap sportivo con le nazionali del Sei Nazioni dovremo prendere esempio anche su queste cose».
Oggi Fronzoni è un professionista affermato di una squdra di vertice, ma ancora oggi è felice nel ricordare quel pomeriggio di dieci anni fa, quando in spogliatoio qualcuno si accorse di aver lasciato le scarpe da gioco a casa ma ciò non impedì uno storico successo per i Cavalieri Prato. Sotto gli occhi increduli di Vittorio Munari, direttore sportivo del Benetton Treviso, i Cavalieri con titolare il 38enne terza linea argentino, nonché preparatore atletico, Luis Otano e con un giovanissimo Ugo Gori scrissero un’impresa destinata a restare nel tempo.
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