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Fronzoni torna in Italia e ricorda gli anni trascorsi a Prato: «Che squadra i Cavalieri»

Niccolò Tempestini
Fronzoni torna in Italia e ricorda gli anni trascorsi a Prato: «Che squadra i Cavalieri»

Nel giorno dell’Epifania quest’anno ricorre il decimo anniversario di una delle più prestigiose partite che il rugby pratese ricordi

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PRATO. Nel giorno dell’Epifania quest’anno ricorre il decimo anniversario di una delle più prestigiose partite che il rugby pratese ricordi: la vittoria per 30-24 dei Cavalieri Prato allo stadio Monigo di Treviso sul Benetton allenato allora da Franco Smith, oggi commissario tecnico della nazionale azzurra, destinato a diventare campione d’Italia ed entrare nella Celtic league. Una vittoria emozionante e inaspettata per i Cavalieri Prato che da neo promossi si trovarono ad essere la sorpresa del campionato 2009/10 con una rosa composta di soli 28 giocatori, di cui otto pratesi, la cui corsa ai playoff si arrestò solo per una penalizzazione di quattro punti a seguito dell’inserimento in lista gara di un atleta squalificato. A ricordare l’impresa di quei Cavalieri Prato è Francesco Fronzoni, ex giocatore che proprio pochi giorni fa è tornato a Monigo per battere ancora una volta i veneti con i Glasgow Warriors, formazione scozzese vincitrice delle Celtic League nel 2015 di cui oggi è fisioterapista.

«Ricordo con enorme piacere la stagione trascorsa in top 10 con i Cavalieri - racconta Fronzoni - fu un’annata entusiasmante e ricca di soddisfazioni. La squadra, all’esordio nella prima serie, era un mix di giocatori locali e ottimi stranieri esperti e questo riuscì a creare una coesione e un ambiente incredibile, si assaporava la storia rugbistica del posto e si acquisiva competenze e conoscenza dai nuovi arrivati. Oltre a ciò il Calvisano, finalista dell’anno precedente, si era ritirato dal campionato in estate causando un esodo dei migliori, da noi arrivarono a prezzo di saldo elementi come Justin Purl o Cameron Treloar che durante l’anno fecero la differenza».

Fronzoni, nato e cresciuto rugbisticamente nel Gispi Prato con trascorsi nelle nazionali azzurre, disputò un’ottima stagione di cui ricorda con piacere l’equilibrio ed il clima dell’ambiente: «Eravamo un gruppo solido, che aveva piacere di condividere i momenti legati allo sport ma anche al tempo libero, giocavamo senza pressione e questo, assieme alla fortuna che fu fondamentale per una rosa così striminzita, ci permise di disputare un campionato al di sopra delle aspettative».

L’esperienza con i Cavalieri di Fronzoni si concluse al termine della stagione: «Non avevo la stessa visione del gruppo dirigente, così capii con dispiacere che non rientravo nei programmi, le priorità erano altre, trovai subito un ingaggio a Firenze, l’esperienza in biancorosso mi avrebbe permesso di continuare a studiare e questa scelta fu la migliore della mia vita». Il completamento degli studi come fisioterapista all’Università di Firenze e poi un master all’estero che cambia la vita di Fronzoni.

«Scelsi di andare a specializzarmi in Australia, è stata un’esperienza di vita ma anche di sport perché per un anno giocai anche lì, mi è capitato di scender in campo con talenti locali, ma anche con il nazionale inglese Cipriani o con l’australiano Fardy semplicemente giocando per il club del quartiere, in Australia c’è meno esasperazione e più attenzione all’aspetto ludico del gioco».

Oggi Fronzoni lavora con una delle migliori squadre d’Europa: «Sono alla quarta stagione con Glasgow, arrivato in Scozia per amore, la moglie conosciuta in Australia è scozzese, mi sono trovato meglio del previsto e le condizioni di lavoro sono ottimali. Qui il rugby è uno sport professionistico e siamo trattati come ogni altro lavoratore, è un sistema che premia la professionalità e l’impegno, parlando con i colleghi italiani al momento sento che in Italia questo è impensabile e credo che se vorremo colmare il gap sportivo con le nazionali del Sei Nazioni dovremo prendere esempio anche su queste cose».

Oggi Fronzoni è un professionista affermato di una squdra di vertice, ma ancora oggi è felice nel ricordare quel pomeriggio di dieci anni fa, quando in spogliatoio qualcuno si accorse di aver lasciato le scarpe da gioco a casa ma ciò non impedì uno storico successo per i Cavalieri Prato. Sotto gli occhi increduli di Vittorio Munari, direttore sportivo del Benetton Treviso, i Cavalieri con titolare il 38enne terza linea argentino, nonché preparatore atletico, Luis Otano e con un giovanissimo Ugo Gori scrissero un’impresa destinata a restare nel tempo.

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