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Andrea Toccafondi si riprende l’Ac Prato «Il sindaco ci dia lo stadio e faremo la serie C»
L’ex patron biancazzurro scende in campo: «Ho già messo un milione nella società per le necessarie fideiussioni»
PRATO
Andrea Toccafondi torna in pista e si riprende l’Ac Prato. «Se qualcuno vuole, può prendere anche le necessarie informazioni circa la mia solvibilità per capire se sono o non sono affidabile economicamente. Sì perché, come ho sempre detto, per occuparsi dell’Ac Prato ci vogliono i soldi e chi si è fatto avanti per rilevarlo da mio figlio Paolo, i soldi non ce li aveva. Tutto qui».
L’ex patron biancazzurro ci rimette la faccia e manda un messaggio chiaro alla città e soprattutto al sindaco Matteo Biffoni e all’assessore allo Sport, Simone Faggi.
«Abbiamo un jolly da giocare che è quello del ripescaggio in serie C, sarebbe un’occasione da non sprecare non solo per l’Ac Prato ma per tutta la città – continua Andrea Toccafondi – Avevo parlato un mese fa con il sindaco e mi aveva detto che non c’erano problemi. Ero e sono pronto a venire a Prato per metterci la faccia. In tre ore sono lì e chiariamo tutto. Bastano tre righe alla Lega in cui il Comune dice di concedere lo stadio all’Ac Prato per la disputa delle partite ufficiali, mentre può tenersi la sua gestione, se vuole. Poi discutiamo dell’affitto per poter giocare le partite. Duemila, tremila euro a partita? Non ci sono problemi».
L’uso dello stadio è la conditio sine qua non per il ripescaggio.
«Io mi auguro che prevalga il buon senso nel sindaco e che faccia prima possibile una pec alla Lega per sbloccare la situazione».
Ma il sindaco dice di sentirsi preso in giro da Paolo.
«No, non lo è stato. Semplicemente l’acquirente non aveva i soldi e se non ci sono i soldi come si fa a comprare? Anche io, cosa dovrei dire per tutte le volte che c’è stato qualcuno che voleva comprare il Prato e poi alla fine i soldi ce li ho messi sempre e solo io e la mia famiglia? – continua Toccafondi – L’avevo fatto anch’io tanti anni fa di andare dal sindaco per vendere. Mi ricordo che Martini, tramite Landini, aveva anche trovato due o tre persone ma alla fine i soldi ho dovuto rimetterceli io per iscrivere il Prato al campionato successivo».
Quindi il potenziale acquirente canadese era un bluff?
«Di certo non ha dimostrato di avere i soldi. Non è mai venuto a Prato, le trattative sono state fatte tramite uno studio notarile e le fideiussioni bancarie non sono mai arrivate – dice Toccafondi – Io i soldi per il ripescaggio li ho già messi. Donatella (la figlia minore ndr) ha portato l’assegno di trecentomila euro in Lega e servirà circa un milione, che è già a disposizione, per avere la serie C. Io ci sono, ora è il Comune che deve fare la sua parte. Non vorrei che si arrivasse a farsi le ripicche perché io non ho venduto in momenti ben più difficili figuriamoci adesso. L’Ac Prato non deve niente a nessuno, né ai fornitori, né al Comune, né alla Lega. Paolo in questi ultimi anni l’ha amministrato bene ed anche per questo la società è stata dichiarata ripescabile dalla Lega».
Ma perché poi Paolo ha deciso di voler vendere?
«Paolo le ha provate tutte. Ci ha provato con l’Inter, con i tifosi ai quali aveva ceduto il 51% della società e lo avrebbero potuto cacciare in qualsiasi momento, ma tutti si sono tirati indietro. Poi tutta la stagione giocata a Pontedera e l’inchiesta giudiziaria (la tratta dei baby calciatori ndr) che l’ha cazzottato bene bene facendogli fare tutti i giorni casa – studio dell’avvocato anziché interessarsi del Prato, lo hanno sfinito e a fine stagione con la retrocessione era demotivato. Per questo voleva vendere».
Le trattative sono andate per le lunghe e poi non se ne è fatto di nulla.
«Se chi voleva comprare non aveva i soldi è chiaro che non se ne è fatto nulla, ma adesso entro io e ribadisco che chi vuole può chiedere informazioni circa la mia solvibilità economica». —
PASQUALE PETRELLA
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